La Nuova Sardegna

E il comico dà spazio anche a parlamentari e candidati isolani

di Stefano Ambu
E il comico dà spazio anche a parlamentari e candidati isolani

Murru (Sassari): «La gente ci cerca e gli altri hanno paura» Il saluto sardo di Beppe: «Casagasu-casagasu»

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CAGLIARI. All'inizio, quando il comizio non è ancora iniziato e dalle casse si sente la musica di un gruppo, gli Incognito, che faceva impazzire Londra vent'anni fa, sembra di stare davanti allo stadio. Magari prima di una partita che vale uno scudetto o la permanenza in serie A. «Che cosa dice – sussurra un pensionato dando rigorosamente del lei a quello che potrebbe essere un suo ex capufficio o un capo condomino – ce la faremo?». Piccolo sospiro prima della risposta: «Ci può salvare – questa la profetica replica – soltanto lui».

Dove lui non è il bomber Beppe Savoldi o Beppe Signori, ma Beppe Grillo. La folla da match che vale c'è. E ci sono anche tante bandiere. Tutte bianche. Sono quelle del Movimento. Ma ce n'è una anche dei No Tav. Si chiama piazza dei Centomila in onore di un uomo, anche lui vestito di bianco, che radunò lì tantissime persone. Ma sotto la basilica di Bonaria di persone ce ne sono molto meno. Forse diecimila. Tante, ma non come l'altra volta però, dice qualcuno che c'era due anni fa e ci tiene a farlo sapere.

Comunque il colpo d'occhio, soprattutto per chi, come i candidati alle europee «scelti con l'iPhone» (parole e copyright di Grillo) vede tutta quella marea dal palco, fa paura. Difficile, quasi impossibile, non farsi prendere dall'emozione per chi deve parlare al microfono.

Maurilio Murru, candidato sindaco a Sassari con il Movimento Cinque Stelle, sul palco non è salito. Ma guardandosi attorno capisce come e da dove potrebbero spuntare i voti per fare il boom nella sua città. Cagliari, non è Sassari. Ma la regola dell'antipolitica vale al sud come al nord Sardegna. Non è un caso che i passaggi contro i leader delle due coalizioni sono puntualmente i più applauditi. Quando Grillo parla di Renzi o Berlusconi, scattano i fischi. Gente tranquilla, famiglie con bambino al seguito. Che, è evidente, da come non si perdono una parola, il 25 maggio e alle comunali non hanno nessuna intenzione di votare centrosinistra o centrodestra. «Gli altri hanno paura – spiega Murru pensando alle prossime amministrative a Sassari – perché ci siamo noi che vogliamo la discontinuità contro nove anni di non governo. Hanno paura e si vede dai numeri. Contro 30 “cittadini” si schierano in forze con dodici liste e trecentosessanta candidati. La gente ci cerca. Questo è il segnale che raccogliamo in questa campagna. E se anche non dovessimo vincere ha capito che saremo lì a fare opposizione con il cuore, pensando alla nostra città».

La regia è ben architettata. Quando parte la sigla non comincia la star Grillo, ma il sindaco di Assemini Mario Puddu, il primo “primo cittadino” targato Cinque Stelle. Come dire: vedete, possiamo governare. Parlano anche i parlamentari Manuela Serra, insegnante di sostegno a Pula diventata prima senatrice sarda. E poi Manuela Corda, Andrea Vallascas per un piccolo riassunto di quello che stanno facendo a Roma. Poi è il turno di Grillo: il saluto sardo casagasu-casagasu strappa subito sorrisi e risate. Poi massima attenzione. Pubblico educato, non si perde un sospiro. C'è gente fino alle scalinate di Bonaria, non stracolme, ma ben presidiate. La gente non va via anche quando Grillo smette di parlare ed è la volta dei candidati sardi alle europee Nicola Marini e Giulia Moi e di due ospiti siciliane: applausi educati per tutti. Poi la “sigla finale” e tutti a casa. Il commento più sentito: «Fa ridere, però ha ragione».

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