Blitz della Procura, sigilli a villa Armony
Verifiche della polizia locale su alcune opere realizzate nella spa extralusso che si affaccia sul golfo del Pevero
INVIATO A PORTO CERVO. A Domenico Fiordalisi, il capo della procura della Repubblica di Tempio, la Costa Smeralda piace tanto, al punto da chiuderne la parte più glamour. Questa volta, a pochi giorni dai sigilli del Cala di Volpe, il magistrato e i suoi uomini hanno messo piede, sequestrandola, dentro una reggia, nella residenza estiva di Carlo e Camilla Borbone, pretendenti al trono delle Due Sicilie: “Villa Armony” – 19 mini appartamenti, dependance, saloni per le feste, piscine e terrazze sul golfo del Pevero – realizzata negli anni Novanta e trasformata in Spa extralusso dal re delle notti smeraldine, Antonello Verona. Il clamoroso blitz ha preso avvio ieri mattina con l’arrivo, in villa – è un’eufemismo: la reggia, con tanto di torri e belvedere, e racchiusa in tre ettari di verde curatissimo, ovviamente vista mare – di uno stuolo di tecnici comunali e di vigili urbani diretti dal comandante Gianni Serra. I funzionari comunali e la polizia locale, progetti alla mano, hanno cominciato a visionare ogni angolo dell’immensa villa, in uso dal 2012 dalla “Gestione Alberghiera Spa” di Roma, una immobiliare amministrata da Giacomo Cavallo, 72 anni ma che farebbe capo, attraverso una serie di società, all’immenso patrimonio privato di madame Edy Vessel, al secolo Edoarda Vesselovsky, la vedova di Camillo Crociani (l’ex dirigente di Finmeccanica coinvolto, nel 1975, nello «Scandalo Lochkeed» che riguardava le tangenti per l’acquisto degli Hercules dell’aeronautica militare) fondatore di «Vitrociset Spa», la multinazionale dell’informatica che gestisce i radar e i sistemi informatici e di difesa di tutti gli aeroporti (civili e militari) italiani, nonchè il poligono militare di Salto di Quirra, in Sardegna. Edy Vessel, dopo aver acquistato nel 2008 “Villa Harmony” da Antonello Verona, l’ha messa a disposizione del genero e della figlia, Carlo e Camilla di Borbone, trasformando quella semplice “casa di campagna” in una vera e propria reggia, con tanto di mobili d’antiquariato, stemmi, arazzi e saloni per le feste. Ma gli architetti chiamati a rinnovare la magione si resero conto che vi erano delle inconguenze tra i progetti originali e il realizzato, da qui la richiesta al Comune di acquisire lo standard comunale che ha fatto scattare i controlli. Che, stando alle prime verifiche, avrebbero messo in risalto che le opere sono state realizzate (non si capisce ancora bene da chi e quando) sui terreni destinati al Comune. Tra le opere contestate vi sono terrazze e verande, una parte della reception, della piscina, i muri di confine e gli impianti di irrigazione, compreso un “deposito” trasformato in salone delle feste e un depuratore costruito su terreno comunale. Il sequestro preventivo è stato immediatamente disposto dal procuratore capo della Repubblica Domenico Fiordalisi, al quale è stato trasmesso un rapporto informativo iniziale al quale seguirà l’accertamento più complesso, quello che sarà eseguito sovrapponendo le foto aeree della regione Sarda sull’area di Monti Tundu, una delle alture che circondano il Pevero e Porto Cervo. L’intera struttura (non consorziata) per diversi anni ha funzionato come beauty farm annessa alle discoteche più frequentate della Costa, il Sopra e il Sottovento, è stata già posta sotto sequestro è affidata, in custodia giudiziaria, all’amministratrice e governante del resort extralusso, una impiegata di Arzachena. Nelle prossime ore dovrebbero giungere nell’isola i legali della «Gestione Alberghiera Sardegna», l’immobiliare che dallo scorso anno amministra la residenza estiva dei Principi di Borbone.
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