La Nuova Sardegna

Sisar: ritardi, disfunzioni e sospetti

di Mauro Lissia
Sisar: ritardi, disfunzioni e sospetti

La Corte dei Conti bacchetta la Regione sulla rete informatica della sanità

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CAGLIARI. Doveva essere operativo il 31 marzo 2010, ma tra proroghe e rinvii a maggio del 2014 si trova ancora in alto mare. Doveva costare 24 milioni di euro, ma a forza di «estensioni» del contratto d’appalto e integrazioni del progetto alla fine del 2013 la Regione aveva già impegnato 44 milioni e mezzo. Parliamo del Sisar, il sistema informativo sanitario integrato regionale che nel giro di ventiquattro mesi, con l’indispensabile guida di Sardegna.it, avrebbe dovuto mettere in rete le undici aziende del servizio sanitario sardo perché la spesa, i bilanci, le gare, qualsiasi attività legata alla salute pubblica bollisse in un unico calderone informatico di facile accesso e soprattutto trasparente. A questo obbiettivo si puntava negli annunci roboanti del 2008, quando la riunione temporanea di imprese formata dall’Engineering spa della potente famiglia Cinaglia e dalla Telecom Italia spa si aggiudicarono la gara per la realizzazione del sistema per un importo di 20 milioni più l’iva. Molti, già allora, restarono perplessi di fronte alle condizioni dell’appalto: appena due anni di tempo per trasferire nel mondo digitale uffici Asl ancorati a consuetudini giurassiche e personale spesso privo di qualsiasi attitudine informatica. Come prendere un centro storico medievale e integrarlo nella city di Londra, underground compresa. Ebbene, a leggere la relazione della sezione di controllo della Corte dei Conti sullo stato di avanzamento del progetto, quelle perplessità si sono rivelate via via sempre più fondate. Perché quattro anni dopo la data in cui il sistema avrebbe dovuto girare a pieno regime le «criticità» - come vengono chiamate le disfunzioni da chi non vuole infierire - sembrano superare di gran lunga i benefici che il sistema curato da Sardegna.it ha portato alla sanità dell’isola. E’ il giudice contabile Lucia D’Ambrosio a osservare come «emergano inconfutabilmente gravi carenze sia nella fase di studio preliminare della fattibilità del progetto, sia nell’elaborazione del bando di gara, del capitolato e del disciplinare, sia nella fase della valutazione dell’offerta tecnica dell’aggiudicatario». Come dire una partenza ad handicap, dovuta a una «evidente iniziale sottovalutazione dell’impatto negativo che la necessità di uniformare i processi di un gran numero di soggetti differenti, le carenze delle dotazioni tecnologiche delle aziende, le difficoltà di gestire le migrazioni di dati, la necessità di personalizzare i vari applicativi, l’esigenza di formare un enorme numero di unità di personale, il bisogno di modificare intere categorie di procedure, avrebbero determinato sulla tempistica di realizzazione del progetto e sui relativi costi». Con in più un vincolo talmente privo di senso da apparire sospetto: gli applicativi e i moduli del sistema, che sono gli strumenti informatici indispensabili per farlo funzionare, sono proprietà della Engineering spa, che nel contratto è tenuta a fornirli alla Regione con licenza d’uso illimitato. In altre parole: se Sardegna.it ha bisogno di articolare diversamente il sistema, di integrarlo, di apportare modifiche deve rivolgersi esclusivamente a quella società, che diventa padrona virtuale del Sisar. Non solo: trattandosi di un fornitore vincolato, non si parla di gare d’appalto ma soltanto di affidamenti diretti. Qualsiasi altro operatore è escluso da qualsiasi rapporto con la Regione, indipendentemente dalla convenienza per le casse pubbliche. Insomma: un bel bingo per Engineering spa e il partner Telecom, una sorta di prigione informatica per le Asl sarde. Ecco perchè la Corte dei Conti passa con limitata leggerezza sul problema: «Risulta evidente la sottovalutazione di vincoli futuri che avrebbe comportato l’accettazione di un’offerta in massima parte costituita da applicativi e moduli già sviluppati da Engineering». Ma quei vincoli sono legittimi? E’ corretto continuare ad alimentare con soldi pubblici il rapporto con una sola azienda, senza alcuna procedura selezione? La Corte dei Conti una risposta sembra darla: «L’unica possibilità di affrancamento da questi vincoli sarebbe la progressiva sostituzione dei moduli con nuove forniture affidate con gara pubblica». Anche perché i giudici rilevano come alla fine del 2013 «emerga ancora una situazione complessiva di implementazione e utilizzo degli applicativi e dei moduli incompleta e non omogenea nelle diverse realtà aziendali, mentre molti moduli non vengono ancora in concreto utilizzati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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