La Nuova Sardegna

L’accusa: non allertarono in tempo le popolazioni

L’accusa: non allertarono in tempo le popolazioni

Nelle carte della magistratura dirigenti, tecnici e anche un volontario L’ex governatore: «Ho sempre agito nel rispetto dei miei doveri di presidente»

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TEMPIO. L’elenco degli iscritti sul registro degli indagati è ristretto a tredici persone. Tutte responsabili, secondo il capo della procura gallurese Domenico Fiordalisi, di non aver adeguatamente informato la popolazione e non aver attivato quelle procedure necessarie alla salvaguardia della vite umane. Ugo Cappellacci, leader di Forza Italia ed ex governatore regionale, il capo della protezione civile isolana Giorgio Cicalò, l’ex assessore regionale all’ambiente Andrea Biancareddu (dirigente dell’Udc isolana), il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli con i tecnici Giovanni Antonio Zanda, dirigente del settore manutenzioni (già a capo dell’urbanistica, incarico che gli ha procurato diversi avvisi di garanzia), Gabriella Palermo, responsabile del settore tecnico e lavori pubblici, Giulia Spano, dirigente dei servizi alla persona e delegata per la protezione civile, Giuseppe Budroni, funzionario della protezione civile cittadina. A questi si aggiunge Federico Ferrarese Ceruti, dirigente del settore ambiente della Provincia. Inoltre, nell’elenco degli indagati figurano il sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda e i funzionari Giovanni Battista Mannoni (ex comandante della polizia locale) e Libero Meloni, dirigente comunale del settore urbanistica. Infine Ezia Orecchioni, che non è un funzionario pubblico ma un avvocato libero professionista che presta servizio come volontario nell’associazione di protezione civile di Arzachena.

«Buona parte di queste persone finite, con un clamore non risarcibile sul registro degli indagati – ha detto ieri l’avvocato Domenico Putzolu, che assiste diversi indiziati – non hanno nulla a che vedere con l’alluvione. Restiamo in attesa di consultare gli atti, poi vedremo come muoverci», ha spiegato l’avvocato Putzolu, in perfetta sintonia con le deduzioni dei penalisti Angelo e Jacopo Merlini, i quali assistono da sempre Giovanni Antonio Zanda. Il direttore generale della Protezione civile della Sardegna e commissario straordinario per l'alluvione, Giorgio Cicalò non ha mosso ciglio. «Sono stato informato dell'inchiesta e ho già ricevuto l'avviso di garanzia – ha spiegato l’alto funzionario – ho il massimo rispetto e piena fiducia per il lavoro della magistratura».

Anche Ugo Cappellacci, l’ex governatore isolano, ha affermato d’essere sereno. «Ribadendo la fiducia e la massima collaborazione nei confronti della magistratura – ha sottolineato l’uomo politico – con la certezza di aver sempre agito nel rispetto dei doveri di chi ricopre la carica di presidente della Regione, auspico quanto prima di essere sentito per poter dimostrare la correttezza del mio operato e di dare un contributo all'accertamento della verità in questa dolorosa vicenda». Gianni Giovannelli, sindaco di Olbia, si è detto certo che «grazie all’inchiesta in corso potrò finalmente spiegare, con documenti alla mano e dati inconfutabili, come ci siamo mossi, a livello organizzativo comunale, nell’affrontare l’emergenza alluvione. Attendo con ansia il momento di poter dare queste spiegazioni al magistrato inquirente, nel quale ripongo la massima fiducia».

Resta ora da capire se, al primo elenco di indagati, ne debba seguire un secondo, più corposo. In attesa di comunicazioni anche gli avvocati di parte civile, i penalisti Mario Perticarà e l’algherese Elias Vacca, che assistono, come rappresentanti della accusa privata, i familiari di tre delle vittime del ciclone Cleopatra.

«Non conosco gli atti – ha spiegato ieri sera Mario Perticarà – ma ritengo questa fase un primo passo verso le istanze di giustizia che sono state sollecitate dai miei clienti». (g.p.c.)

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