Trenitalia chiude l’officina di Sassari
Proclamato lo stato di agitazione dopo la soppressione dell’unità produttiva e l’accorpamento a quella di Cagliari
SASSARI. Il provvedimento era nell’aria da tempo, i sindacati di categoria avevano lanciato l’allarme ma adesso è ufficiale: l’Officina Manutenzione Rotabili di Trenitalia di Sassari dal primo aprile è accorpata a quella di Cagliari. Cioè chiude i battenti. Anche l’ultimo incontro fra i dirigenti regionali di Trenitalia e tutte le organizzazioni sindacali dello scorso 28 aprile si è chiuso con un nulla di fatto. La decisione di accorpare le due officine era stata presa, una decisione irrevocabile che va ad aggiungersi alla chiusura delle stazioni di Porto Torres, Ploaghe e Bonorva («solo per citarne alcune», chiarisce la Fit-Cisl). Manca solo l’ufficialità ma, come denunciano i sindacati, la chiusura dell’Officina di Sassari è un dato di fatto. «Da oltre due anni i tecnici di Sassari altamente specializzati, e a detta dell’azienda con alto indice di produttività, che si occupano di manutenzione dei treni, sono inviati settimanalmente in trasferta a lavorare nell’officina di Cagliari, con conseguenti oneri economici aggiuntivi nei costi di manutenzione – denuncia Valerio Zoccheddu, segretario della Fit-Cisl –. Il fatto che, invece di incrementare l’attività dell’officina di Sassari, dove sono presenti le professionalità e la capacità produttiva, si sia preferito spostare il personale a lavorare a Cagliari e ora si sia deciso di eliminare il Capo Officina di Sassari chiudendo l’unità produttiva, dimostra in maniera inequivoca che siamo ormai in dirittura d’arrivo verso la chiusura dell’Officina». «A questo si aggiunge la mortificazione del personale che viene umiliato perché si sente ogni giorno più inutile – gli fa eco Arnaldo Boeddu, segretario regionale della Filt-Cgil –. Senza contare, infine, la costante perdita del numero degli occupati e delle professionalità che una volta perdute, non ci sarà più l'opportunità di riaverle in prossimo o lontano futuro».
La risposte del sindacato non poteva che essere la proclamazione immediata dello stato di agitazione, l’attivazione delle procedure di raffreddamento in vista della proclamazione dello sciopero. «Mentre i politici del sassarese, presenti in forze in Consiglio Regionale, si preoccupano di occultare l’indecente vicenda delle baby-pensioni – è l’ultimo affondo di Zoccheddu –, Trenitalia, profumatamente pagata con oltre 40 milioni l’anno di soldi di tutti i sardi che pagano le tasse, prosegue senza ostacoli l’opera di smantellamento delle attività ferroviarie e di tagli di personale nel nord-Sardegna».
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