Assegni record, ma non bastavano
«Nel 2011 i sardi incassavano gli stipendi più alti d’Italia»
CAGLIARI. L’assegno riservato ai consiglieri regionali della Sardegna era nel 2011 «il più elevato in assoluto tra le regioni italiane». A osservarlo è il giudice Cristina Ornano, che nella sentenza Salis ha fatto i conti in tasca agli onorevoli dell’isola per mettere l’accento su un aspetto che appare almeno paradossale: 11417 euro netti incassati da chi non percepiva l’indennità di carica e 13000-14600 euro da chi la percepiva non bastavano a soddisfare le esigenze dei nostri rappresentanti politici, malgrado a questi assegni sontuosi si aggiungessero molteplici rimborsi - viaggi, trasferte, chilometrico, pernottamenti e portaborse - per arrivare al vitalizio, abolito soltanto durante la legislatura Cappellacci. La sentenza conferma sulla base di documenti e testimonianze oggi oggetto di altri procedimenti penali che buona parte dei consiglieri sardi volevano di più. Così si dividevano fraternamente anche i fondi che la legge destinava all’attività politico-istituzionale dei gruppi - dei gruppi, non dei singoli consiglieri - che in cifre vuol dire altri 2500 euro al mese. La chiamavano genericamente «quota individuale» e la spendevano con due modalità: chiedendo il rimborso di spese che non documentavano o documentavano in modo generico, oppure facendoseli accreditare direttamente sul proprio conto corrente. In alcuni casi - per esempio quelli di Silvestro Ladu e di Mario Diana - il capogruppo aveva a disposizione una carta di credito, che usava liberamente per spese di ogni tipo che finivano a carico del gruppo. (m.l)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google