Perquisiti studio e casa di un ingegnere a Olbia

La Forestale sequestra diverse carte e alcuni pc negli uffici di Michele Territo Da 15 anni il tecnico collabora con il Comune e ha predisposto il progetto del Pai

OLBIA. L’annunciata conclusione della prima tranche di indagini sull’alluvione del 18 novembre del 2013 in Gallura non blocca l’attività investigativa.

Ieri gli uomini del corpo forestale hanno effettuato, su mandato della procura della Repubblica di Tempio, una serie di perquisizioni negli studi isolani e nell’abitazione di un noto professionista cagliaritano, l’ingegnere Michele Territo, storico collaboratore del Comune di Olbia per il quale ha predisposto, nell’arco di una quindicina di anni, diversi progetti riguardanti la riqualificazione urbanistica, il tombamento di alcuni canali e, ultimo impegno finito nel mirino della magistratura, la predisposizione del progetto Pai – piano di assetto idrogeologico – che avrebbe dovuto far parte integrante del Puc, lo strumento urbanistico di cui Olbia non si è ancora dotata. Ebbene gli elaborati di quel progetto, che avrebbero dovuto essere custoditi nell’ufficio tecnico di Olbia, non si sono mai trovati, da qui le perquisizioni disposte dal pm inquirente che hanno riguardato lo studio professionale di Michele Territo di Olbia, i due studi di Cagliari e l’abitazione privata del professionista. Stando alle prime indiscrezioni gli uomini della vigilanza ambientale avrebbero messo sotto sequestro diversi pc ottenendo anche la copia degli elaborati del Pai richiesti nel 2008 dal Comune di Olbia e consegnati, dopo anni di rilievi, carotaggi e comparazioni sul territorio, nel 2011 all’ufficio tecnico comunale. L’ingegnere Territo è stato indagato per sottrazione di documenti e falso. Un capo d’accusa che lo pone ai bordi del calderone infernale attizzato dal fuoco accusatorio del pm Domenico Fiordalisi, in cui sono precipitati, da ieri l’altro, i 13 indagati per il filone principale dell’inchiesta aperta sulle devastazioni e sui lutti di Olbia e Arzachena provocati dal passaggio del ciclone Cleopatra. I documenti sequestrati all’ingegnere saranno indispensabili ai quattro periti che, da sei mesi, lavorano con i magistrati inquirenti per ricostruire cosa è accaduto e di chi sia la responsabilità della inondazione che ha sepolto, sotto un mare di acqua e fango, il centro basso di Olbia, le sue campagne e la periferia abitata di Arzachena provocando dieci vittime, compresi due bimbi che avevano appena lasciato con i loro genitori l’asilo sotto il diluvio. La sensazione è che le tre inchieste avviate dalla magistratura, la principale delle quali avocata dal procuratore capo della Repubblica Domenico Fiordalisi, siano giunte alla svolta finale. Per Olbia e Monte Pino risultano iscritte sul registro degli indagati una ventina di persone (14 per Olbia e Arzachena e 7 per Monte Pino), ma il loro numero sarebbe sottostimato. Si continua a lavorare sul fronte più delicato dell’inchiesta, ovvero l’accertamento delle concause che hanno provocato l’inondazione che ha sepolto sotto tre metri d’acqua l’area più bassa della città, quella parzialmente trasformata in quartieri grazie ai piani di risanamento varati dalla metà degli anni Ottanta in poi.

Piani di risanamento che, stando alle scarse indiscrezioni sinora trapelate sulle perizie, non avrebbero il conforto della legittimità essendo stati applicati per costruzioni inferiori al 40 per cento della volumetria occupata abusivamente, come da normativa regionale.

A questo si deve sovrapporre la realizzazione di passi coperti e tombamenti di canali per sfruttare al massimo le volumetrie all’interno dei quartieri del centro, da qui lo straripamento dei fiumi le cui acque fangose hanno ripercorso il vecchio alveo trovandolo ostruito da case e camere da letto di anziane signore. Strade trasformate in torrenti che hanno inghiottito auto e passeggeri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes