Banche: noi avare? Investiti 25 miliardi
L’autodifesa nel confronto con gli imprenditori: l’obiettivo è far ripartire lo sviluppo sostenendo le aziende regionali
CAGLIARI. Le banche ai tempi della crisi hanno svolto il proprio ruolo nel rapporto con le imprese sarde? E’ la domanda su cui si basa la tavola rotonda predisposta dall’Abi all’interno del Road show che ieri ha messo a confronto i responsabili degli istituti di credito con gli imprenditori. La risposta finale è che le banche hanno fatto quello che potevano. Giuseppe Cuccurese, presidente della Commissione regionale Abi e direttore del Banco di Sardegna, avvalora la tesi con i numeri: il sistema bancario sardo ha finanziato operazioni per 25,2 miliardi di euro a fronte di una raccolta ti 17 che arriva a 23 miliardi di euro aggiungendo le risorse della Posta. «Numeri che smentiscono tutti coloro che dicono che le banche sarde impiegano meno di quanto non raccolgano».
Calo della domanda. Insomma la tesi delle banche è chiara: se cala la domanda di credito, la colpa è della crisi che avvolge imprese e famiglie sarde costrette sempre di più a una vita low cost. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, chiarisce, che sui prestiti «vengono applicati i tassi più bassi della storia degli ultimi 70 anni» e che il ruolo delle banche è stato sottovalutato: «Gli istituti italiano hanno avuto dallo Stato molto meno soldi di quanti non ne abbiano ricevute le banche inglese e tedesche».
Aumenti di capitale. Così mentre i banchieri si preparano ad avviare il prossimo round di stress test, si profilano all’orizzonte del credito gli aumenti di capitale: «Gli italiani hanno interesse che questi aumenti di capitale vadano al meglio», dice Patuelli, «i benefici si ripercuoteranno sulle imprese» che in Sardegna soffrono di più rispetto alle altre regioni.
Appello. Maurizio De Pascale, presidente dei costruttori edili di Confindustria, esamina i dati: «Un numero di fallimenti senza precedenti, un tasso di disoccupazione da record. Di fronte ai flebili segnali di ripresa per l’Italia, direi che la Sardegna è in stagnazione. Scontiamo il cattivo utilizzo della nostra Autonomia: alla massa di leggi statali si aggiungono quelle regionali rendendo impossibile la vita delle imprese». De Pascale rivolge un appello: «Le banche tornino a valutare i progetti e l’imprenditore e non solo il settore».
Banca del territorio. Pierluigi Monceri, direttore della Banca di credito sardo, spiega che è proprio il primo compito di una banca del territorio: «Questa terra ha patito molto», ha aggiunto Monceri, «ora deve ripartire ed è ovvio che quando si vivono momenti di difficoltà bisogna puntare sulle cose più facili, dunque la Sardegna deve giocare le sue carte migliori ovvero il turismo, l’agroalimentare, l’energia alternativa, Ict».
Risposte. Alla fine la risposta alla domanda iniziale sul ruolo delle banche, arriva da Maurizio De Pascale: «Le aziende soffrono ma la prima priorità non è il credito, bensì la cultura del lavoro»... con conseguente richiesta alla giunta regionale, rappresentata ieri da Raffaele Paci, di creare le condizioni per poter lavorare.
Il caso Cellino. C’è anche qualche imprenditore contento: Alberto Cellino, presidente della Stipar: «Sono un umile mugnaio», racconta, «un importatore che quindi incassa a 90 giorni ed è normale che le banche ci debbano sostenere». Un rapporto che non è mai venuto meno, assicura Cellino: «Un paio di anni fa volevo produrre fette biscottate e ho commissionato uno studio: servivano 18 milioni di euro. Cuccurese mi ha detto: «Sei un mugnaio, se non li do a te a chi li devo dare? I soldi ce li hai».
I produttori. Dal mondo della produzione arrivano svariate richieste. Giuseppe Scura (Confcommercio) ha parlato dei fondi anti-usura da riattivare: «Se le risorse non arrivano dai canali ufficiali, e cala la domanda di credito, c’è il rischio che le stesse risorse possano arrivare da canali...ufficiosi». L’elemento territorio, insomma, è da privilegiare sempre e soprattutto in Sardegna che presenta imprese piccole, destrutturate, al settanta per cento ditte individuali.
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