La Nuova Sardegna

Bilanci in Rosso

L’assessore Arru: il deficit delle Asl diminuisce con i servizi decentrati

CAGLIARI. Le priorità dell’assessore alla Sanità Luigi Arru sono quattro: rapporto stretto fra gli ospedali e i territori col rafforzamento delle strutture decentrate, controllo severo sui bilanci...

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CAGLIARI. Le priorità dell’assessore alla Sanità Luigi Arru sono quattro: rapporto stretto fra gli ospedali e i territori col rafforzamento delle strutture decentrate, controllo severo sui bilanci delle Asl per una programmazione mirata, contenimento dei costi senza ridurre i servizi e debellare finalmente la peste suina. È stato l’assessore a indicarle, una dopo l’altra, davanti alla commissione Salute del Consiglio, presieduta da Raimondo Perra (Sardegna Vera). «Oggi le sfide cui va incontro il mondo della sanità – ha detto Arru – sono la popolazione che invecchia e le malattie croniche». Sono sfide che «possiamo sostenere – ha continuato – solo se la rete di assistenza è diffusa sul territorio e per questo è indispensabile un rapporto molto stretto fra gli ospedali e i medici presenti nei Comuni, con il rilancio delle strutture territoriali». È lo schema più volte inseguito dai vari assessori che si sono succeduti, per ridurre al minimo i costi della sanità pubblica, leggi ricoveri ospedalieri, e puntare a una rete di prevenzione capillare e diffusa. Obiettivo, sono state le parole di Arru, oggi più che mai urgente alla luce della crisi economica e sociale, ma soprattutto di fronte all’esigenza di «ridurre l’impatto della sanità pubblica sul bilancio della Regione».

Bilanci Asl. È questo il grande problema della sanità pubblica. I commissari hanno chiesto all’assessore di conoscere nel dettaglio i bilanci delle otto Aziende regionali, di quella autonoma del Brotzu e delle due miste in collaborazione con le università di Cagliari e Sassari. Ad esempio Gigi Ruggeri (Pd) ha detto che «la strategia giusta deve essere quella della prevenzione. È l’unica strada che possiamo percorrere se vogliamo abbattere il deficit sanitario senza ridurre la qualità delle prestazioni». È stato un altro commissario della maggioranza, Lorenzo Cozzolino (Pd), a ricordare che il disavanzo della sanità sarda ammonta ormai a 379 milioni e che «è arrivato il momento di fuggire in fretta da quello che potrebbe essere un punto di non ritorno». Edoardo Tocco (Forza Italia) ha sollecitato «una revisione degli atti aziendali (sono gli atti di programmazione) delle undici strutture pubbliche». È di sicuro un passo importante, ma prima la Giuntà dovrà decidere e dovrà farlo entro giugno se confermare o meno i managere sanitari tra l’altro oggi sono in carica quelli nominati dalla precedente maggioranza di centrodestra. Secondo Emilio Usula (Soberania) il traguardo deve essere la presentazione in tempi stretti di un piano sanitario omogeneo che dia risposte adeguate a tutti i sardi in maniera uguale sia che abitino a Cagliari o in un piccolo Comune del Nuorese». Piano che, come sottolineato da Anna Maria Busia del Centro Denocratico, eviterebbe ad esempio di stanziare ben 29 milioni per il centro di riabiltazione San Giovanni Battista di Ploage: «È una struttura fatiscente – ha detto Busia – e con gravi carenze strutturali».

Peste suina. L’assessore Arru ha detto che è sempre più pressante l’obbligo della Regione di presentare all’Unione Europea il piano triennale per sconfiggere e debellare la peste suina. «È indispensabile un coordinamento tra tutti i servizi sanitari, va rafforzata la struttura, vanno migliorati i collegamenti fra gli assessorati alla sanità e Agricoltura, deve essere attuato il protocollo d’intesa firmato due anni fa fra la Regione e le associazione di categoria, ma soprattutto negli interventi devono essere coinvolte le comunità. Altrimenti proseguirà un muro contro muro che non porterà a nulla».

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