La Nuova Sardegna

“Pecore nere”, il sindaco: no agli impianti a carbone

di Federico Sedda
“Pecore nere”, il sindaco: no agli impianti a carbone

Marras all’attacco dopo che i periti hanno confermato l’esplosione nella centrale «I dirigenti dell’azienda dovevano dire la verità invece di dare la colpa ai pastori»

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OTTANA. Troppo schivo e riservato, Gian Paolo Marras, per ricordare che lui l’aveva detto. La notizia che gli esperti della Procura di Nuoro – chiamati a fare luce sul caso ormai conosciuto da tutti come “le pecore nere” – hanno certificato il legame diretto tra la nube di fuliggine e la centrale di Ottana Energia, il sindaco l’ha saputa ieri dalla Nuova. Ma non l’ha colto di sorpresa.

«È una conclusione sulla quale non avevo dubbi», fa sapere. Per questo, ora, qualche sassolino dalle scarpe se lo toglie.

«Per quanto mi compete – dice il primo cittadino di Ottana – all’indomani della comparsa del fenomeno avevo segnalato che qualcosa non andava. Qualcuno mi ha preso per visionario, addebitando il fenomeno a un incendio di sterpaglie. C’è voluto oltre un anno per portare a casa un risultato che supporta quelle mie convinzioni».

Ora tutto è chiaro: secondo i tre consulenti della Procura, la polvere nera che la notte del 14 aprile 2013 è caduta dal cielo sul vello di circa duemila pecore e su oltre 200 ettari di terreno nelle campagne di Noragugume non era altro che «materiale carbonioso derivato dal carbone e dalla sua combustione».

Tutta colpa della carenza di pulizia straordinaria di una parte della centrale, la caldaia G200, degli impianti di Ottana Energia, che ha provocato, secondo la perizia, il deposito sul terreno e sulla lana delle pecore di residui di carbone fluido CWF. Sembra che, al momento, non ci siano pericoli per le persone e gli animali. Ma i periti mettono le mani avanti. «Al momento – scrivono – non siamo in grado di valutare quali possano essere le conseguenze che, pur remote, possono prodursi sull’ambiente e, in particolare, sulle acque».

Un danno ambientale, comunque, che per il sindaco ha un unico responsabile: Ottana Energia. Lui, Gian Paolo Marras, non pronuncia mai il nome del patron Paolo Clivati (iscritto nel registro degli indagati insieme al caporeparto dell’impianto, Mario Tatti), ma il riferimento è fin troppo chiaro.

«Si poteva arrivare alla verità fin da subito – dice –. Qualcuno, invece, ha addebitato la colpa ai pastori, mentendo sapendo di mentire. Se i dirigenti dell’azienda avessero immediatamente chiarito la provenienza del fenomeno, riconoscendo le loro responsabilità, lo Stato e le istituzioni avrebbero risparmiato le spese per le perizie e per le indagini che hanno coinvolto i Noe, l’Arpas e i periti della Procura che hanno un costo pagato dai cittadini. Invece – aggiunge il sindaco – perseverando nel silenzio è stato provocato allarme, un danno economico e ambientale al territorio e di immagine al comune di Ottana».

Gian Paolo Marras tocca anche un altro tasto dolente: la riconversione degli impianti a carbone. «I risultati della perizia – fa sapere – confortano non solo la mia posizione contraria a questo progetto, ma anche il giudizio sulla scarsa affidabilità di chi lo propone, compresi i lecchini di turno che, per partito preso, hanno assunto posizione favorevole al carbone. È importante – conclude il sindaco – che, d’ora in poi, si cambi registro. Senza nascondere nulla per fini di bottega o personali, che non coincidono con quelli del territorio». Sempre pronto a fare male a se stesso dividendosi tra favorevoli e contrari.

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