La Nuova Sardegna

Mont’e Prama e il santuario: il georadar ne svela i segreti

di Claudio Zoccheddu
Mont’e Prama e il santuario: il georadar ne svela i segreti

Gli studiosi hanno individuato nel sottosuolo una immensa quantità di anomalie Il geologo Gaetano Ranieri: «Non sono riuscito a dormire per l’emozione»

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CABRAS. Se fosse la tessera di un mosaico, la visione d’insieme dovrebbe essere sterminata. Definire i lavori sul sito di Mont’e Prama come un semplice scavo archeologico sembra quasi riduttivo. Le colline del Sinis potrebbero nascondere il sancta sanctorum dell’archeologia del Mediterraneo, una miniera dove l’oro è rappresentato dal valore culturale dei possibili, e molto probabili, ritrovamenti: «Se dovessi fare un paragone lo farei con le miniere del Sulcis. Qua però non si scava il carbone ma la cultura, la vera ricchezza di un territorio». Gaetano Ranieri, ordinario di Geofisica applicata della facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari, ha scandagliato la collina che si affaccia sul versante nord dello stagno di Cabras con un georadar, uno strumento che è stato in grado di raccogliere un’impressionante mole di riferimenti.

Il numero dei dati rilevati e ispezionati è mastodontico: 100 miliardi. Una cifra spropositata che ha spostato il sito di Mont’e Prama sotto la lente d’ingrandimento del ministero dei Beni culturali: «Tra qualche settimana incontrerò il ministro Dario Franceschini e parleremo di Mont’e Prama. Spero di riuscire a portarlo nello scavo. Questo sito merita l’attenzione di tutti». Nel carnet degli appuntamenti del professor Ranieri c’è anche la politica regionale: «Nei giorni scorsi ho discusso la questione con l’assessore Claudia Firino e presto ne parleremo anche con il presidente Pigliaru». L’affare Mont’e Prama è più promettente di quanto si possa immaginare. I dati registrati dal georadar, e le prima scoperte avvenute subito dopo un semplice diserbo dell’area di scavo, hanno fatto sbilanciare gli esperti: «Stanotte non sono riuscito a chiudere occhio dall’emozione», ha detto ancora Ranieri prima di snocciolare una parte dei datti raccolti durante l’indagine del georadar in una superficie di circa sei ettari: «Abbiamo registrato 57mila anomalie. Qua sotto potrebbe esserci di tutto». Le onde radar hanno rilevato “linee organizzate” e “linee divise” di materiali sospetti, quasi tutti a una profondità compresa tra i 50 centimetri e il metro e mezzo. In altre parole, sotto la terra di Mont’e Prama potrebbero esserci strade, mura difensive e perfino un favoloso lastricato, forse la base di quel tempio la cui presenza è stata ipotizzata da tanti ma che nessuno ha mai ritrovato. A incoraggiare gli archeologici c’è la prima scoperta “ufficiale” dell’equipe guidata da Gaetano Ranieri: «A trenta metri di profondità c’è una falda di acqua dolce e l’acqua era necessaria in un tempio del sesto secolo prima di Cristo», ha concluso Ranieri.

Ora la palla passa agli archeologi, che dovranno verificare le “anomalie” rivelate dal georadar. A Mont’e Prama, ieri, c’era Raimondo Zucca che, per conto del Consorzio Uno di Oristano, sta organizzando lo scavo: «Dopo aver rinvenuto alcune lastre lavorate abbiamo pensato al santuario immaginato da Giovanni Lilliu nel 1973 e da Carlo Tronchetti nel 1981. Ecco perché parliamo di un tempio». Il lavoro, quindi, è ancora tanto: «Per fortuna possiamo contare sull’aiuto di venti persone, tra cui quattro detenuti del carcere di Massama che hanno già fatto un lavoro fantastico». Anche le istituzioni sono dalla parte delle ricerca: «La Soprintendenza archeologica sta facendo uno sforzo notevole ma dobbiamo ringraziare anche la curia arcivescovile di Oristano, che ci permette di scavare sulle sue terre, e le due università sarde». L’avventura è appena all’inizio ma i presupposti sono come brividi di piacere che solcano le schiene di chi scava con la speranza di aggiornare una cospicua fetta dell’archeologia del Mediterraneo.

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