La Nuova Sardegna

Nel nord dell’isola se ne parla da 30 anni

di Gianni Bazzoni
Nel nord dell’isola se ne parla da 30 anni

Il progetto è nato negli anni d’oro della chimica. Ma ora si pensa a insediamenti meno impattanti

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PORTO TORRES. La storia del rigassificatore a Porto Torres è vecchia di oltre trent’anni. Se n’è sempre parlato, specie negli anni in cui l’industria chimica tirava, ma il progetto aveva mosso solo qualche passo incerto senza mai arrivare a una definizione concreta. Sembrava tramontato con l’iniziativa del Galsi, invece ora torna d’attualità e nel momento più difficile, in una fase di contro tendenza nella quale il territorio del nord Sardegna prova a fare scelte diverse, che poco hanno a che vedere con insediamenti industriali impattanti, e non solo dal punto di vista ambientale.

La Regione rilancia un vecchio progetto che, sulla carta, ha parecchi aspetti positivi: i rigassificatori, infatti, possono nascere solo in zone costiere e in presenza di aree già infrastrutturate, meglio ancora se c’è un porto industriale (appunto come quello turritano) e se si hanno a disposizione depositi costieri (c’è solo l’imbarazzo della scelta). In assenza di una politica energetica seria, però, le iniziative che vengono messe in campo in Sardegna rischiano di trascinarsi dietro una valanga di proteste e una marea di no. Non basta, infatti, raccontare che la creazione di un impianto di rigassificazione permetterebbe di importare il gas con le metaniere da diversi paesi produttori, rompendo quindi il monopolio (potrebbero essere pesanti le ripercussioni in Europa dopo lo scontro tra Russia e Ucraina). Perché anche questa storia che la diversificazione non è raggiungibile senza la costruzione di impianti criogenici, che aprano all’Italia le porte di altri paesi produttori, è un argomento poco convincente. Dietro tutta l’operazione, calata dall’alto, c’è la questione ambientale. Il territorio ha sopportato nel corso degli ultimi cinquant’anni violenze gravissime, ancora oggi combatte per vedere riconosciuto un diritto elementare: quello delle bonifiche e della tutela della salute delle persone. Ma i risultati sono scarsi, quasi insignificanti se si guarda a quello che resta dopo l’avventura dell’industria chimica.

Il rischio di un salto nel buio è la cosa più temuta in questo momento, insieme alla preoccupazione che «le cose fatte all’italiana» aggiungano non delle opportunità per lo sviluppo ma dei pericoli pesanti per l’ambiente e per le popolazioni.

Ecco perché serve una consultazione seria, capire in che direzione si vuole andare. Un tema che riguarda la Sardegna intera e non solo Porto Torres, dove ancora una volta si arriva fuori tempo massimo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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