La Nuova Sardegna

Cannes, “Le meraviglie” incanta il festival

di Alessandra Magliaro
Cannes, “Le meraviglie” incanta il festival

Una lunga standing ovation per il film italiano diretto da Alice Rohrwacher. Monica Bellucci piange per l’emozione

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CANNES. Applausi scroscianti, quasi 12 minuti, per “Le meraviglie” di Alice Rohrwacher, l'unico film italiano nel concorso del festival di Cannes quest'anno. Grande partecipazione in sala al termine del film e poi applausi ripetuti, abbracci fra le sorelle Alice e Alba, che del film è una delle protagoniste e anche commozione. Anche Monica Bellucci, che recita un piccolo significativo ruolo, ha pianto per l'emozione.

«Non gloria né rabbia, non esaltazione o indignazione, è venuto il tempo di perdonare qualcosa, è ora di tenerezza». Alice Rohrwacher, 33 anni, al secondo film dopo “Corpo celeste”, è una giovane regista ed ha già conquistato la selezione del festival di Cannes. Le speranze italiane di una Palma d’oro sono puntate su di lei: il suo film uscirà in sala il 22 maggio dalla Bim. La frase racchiude e definisce questa storia di campagna, di lavoro duro come può essere quello dell’apicoltore e di una famiglia con un padre affettuoso e autoritario al tempo stesso, quantomeno bizzarro, una madre, tre sorelle e un’altra donna che non sappiamo chi è. Tutti impegnati a lavorare con le api, a produrre miele e a difendere un mondo.

«Perdono e tenerezza anche per il tempo presente che viviamo; in tutto questo casino, provare a ripartire, fare un passo avanti», dice Alice Rohrwacher a proposito della storia di Gelsomina (Maria Alexandra Lungu), la ragazzina protagonista del film, apicoltrice esperta ma con la voglia di andareoltre l'orizzonte della propria vita. «In Italia viviamo – aggiunge Rohrwacher – una crisi di crescita, una specie di adolescenza: ancora, non sappiamo dove andare. Il film racconta la storia di Gelsomina fino al punto in cui lei può provare tenerezza per se stessa e per la sua famiglia. Mi sembra un bello sguardo anche rispetto al nostro presente».

Il film, girato tra Umbria, Toscana e Lazio, è senza tempo, anche se ad un certo punto si parla della morte della terrorista Ulriche Mainhof, che è del 1976. Nella vita di questa curiosa famiglia, che parla un po’ in dialetto umbro, un po’ tedesco e un po’ francese, si dorme sui materassi per terra, non si bada all’igiene, all’ordine, alle formalità, come in una comune degli anni 70. Due elementi irrompono nella storia: un bambino difficile che dalla Germania viene dato in affidamento alla famiglia e la tv che vuole documentare la vita della regione con un programma folkloristico cui tutto il paese decide di partecipare, compresa Gelsomina.

A vedere il film – con tutta la fatica per lavorare con gli animali, rispettare i ritmi della natura, combattere per non fare una produzione facile usando i veleni chimici, vivere insomma la campagna e l’agricoltura con tutta la durezza che abbiamo visto nei film di Ermanno Olmi – viene da pensare ad un’opera in controtendenza rispetto a tutta l’onda eco-bio-green del “ritorno a fare il contadino”. Alice Rohrwacher definisce “Le meraviglie” «una fiaba fatta di materia, in cui la dimensione magica entra a contatto con il lavoro. Poteva essere la storia di un re, di una regina e delle sue figlie, ma tutto s’intreccia al lavoro e la fiaba diventa realtà. Ciascuno può leggerci tutte le metafore che vuole».

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