La Nuova Sardegna

I compagni di classe: Pietro, sei il migliore

di Angelo Mavuli
I compagni di classe: Pietro, sei il migliore

Per l’amico ucciso una rosa e tanti pensieri e disegni

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TEMPIO. «Pietro sei il migliore». Nella classe di Pietro il messaggio, chiuso all’interno di un grande cuore, troneggia in alto dietro la cattedra. Tutt’attorno, indicati da piccole frecce rosse, i nomi dei suoi compagni di classe e di altri amici della scuola che hanno voluto unirsi ai messaggi di affetto per il loro compagno. Poco più sotto, un’altra scritta: «Campione. Sarai sempre nei nostri “cuori», dove la parola cuori è rappresentata da un cuore rosso fuoco.

Nella classe di Pietro i bambini sono intorno a un tavolo. Preparano i loro disegni. In silenzio si allontanano, disciplinatamente dai dal tavolo di lavoro. «Pietro sei sempre stato vicino a me, scrive un messaggio, anche nei giorni più brutti della mia vita, anche quando mi sono tagliato i capelli e tutti mi prendevano in giro e tu mi hai detto di fregarmene. Ti vogliamo un “bè” bene. Tu per noi sei stato come un fratello. Mi manchi».

Messaggi semplici che regalano momenti di vita, amicizie, affetti. Messaggi che strappano pezzi d’anima a chi li legge, e ingigantiscono ancora di più l’orrore per quanto è accaduto.

E poi in un altro messaggio la descrizione di Piero. «Piero, scrive un ragazzo, era il migliore, il più forte di tutti, il più allegro, il più tenero. Era il nostro piccolo eroe». E poi ancora. «Piero non ti dimenticherò mai. Ti voglio bene. Sarai sempre nel mio cuore. Scusa per tutte le volte che ci siamo presi a schiaffi e grazie per tutte le volte che ci sei stato. Grazie per avermi consolata con le tue battute divertentissime. Ti voglio bene e spero che questo messaggio arrivi lassù. Ciao piccolo campione. Riposa in pace».

«Pietro, amico mio, sei il miglior difensore, scrive un altro messaggio, alludendo chiaramente alla grande passione di Pietro per il calcio dove giocava appunto da difensore. Eri sempre il più allegro – scrive ancora il compagno di scuola nello stesso messaggio –, ma trasmettevi l’allegria nei nostri cuori».

E ancora: «Questi cinque anni e mezzo sono stati fantastici. I migliori. Solo perché ho conosciuto te che mi hai dato la forza ed il coraggio di affrontare anche questa tragedia. Il tuo dolore è lo stesso che provo io e che provano tutti quelli che ti conoscono. Ci darai la forza di andare avanti». Parole incredibilmente forti che lasciano senza fiato. Parole che nel ricordo dell’amico ormai tragicamente perso, si aggrappano al suo ricordo, al suo sorriso, alla sua forza ed anche al suo carisma, per superare “questa tragedia” che, già grande e insopportabile per gli adulti, diventa incomprensibile per i bambini. Gli insegnati in disparte, ascoltano, leggono anche loro per primi i messaggi, sorridono ad alcuni e i loro occhi si inumidiscono davanti alle parole di qualche altro.

Ma non vogliono farlo vedere ai bambini, non possono, ingoiano le lacrime e si girano dall’altra parte. Il loro operato di educatori, già difficile, diventa, in questo caso, quasi un impresa titanica. «Quanto accaduto sabato scorso, per un insegnante, è ancora più orrido e inaccettabile. Ai bambini, infatti, dobbiamo parlare della morte. Alcuni di loro hanno conosciuto, per lutti familiari, cosa significa morire e salutare per l’ultima volta una persona amata. Ma spiegare cos’è una morte violenta, provocata da una mano assassina, diventa davvero difficile».

Nei prossimi giorni, a scuola, sicuramente, si affronterà questo tema. Per le insegnanti davvero un compito arduo, ma cercano di andare avanti. «Ci piace ricordarti allegro e sorridente, dice infine un altro messaggio, chiacchierone e socievole, sempre pronto a difendere gli amici. Sarai sempre nei nostri cuori e continueremo a volerti bene come se fossi ancora qui con noi».

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