La Nuova Sardegna

Amore finito tra Sc e Riformatori

di Luca Fiori
Amore finito tra Sc e Riformatori

Grizzuti (Scelta Civica): «Non andare a votare equivale ad autoeliminarsi»

28 maggio 2014
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SASSARI. Le distanze le avevano già prese prima dell’inizio della campagna elettorale. Ora, dopo il risultato negativo ottenuto alle europee, tra Scelta Civica e Riformatori sardi è il momento della resa dei conti. Praticamente la fine di un’amore mai nato.

Le prime scaramucce erano arrivate due mesi fa, dopo l’invito dei Riformatori Sardi e del deputato Pierpaolo Vargiu (eletto anche con i voi di Scelta Civica) di boicottare le elezioni europee non recandosi alle urne. «Durante la campagna elettorale siamo rimasti in silenzio - spiega il coordinatore regionale di Scelta Civica Antonio Grizzuti - ma alla luce di questo risultato, che ci vede come il partito che ha preso meno voti, diciamo che non votare equivale a spogliarsi del diritto di critica, e dunque in un certo senso autoeliminarsi. Ci ferisce in particolare la posizione presa dai Riformatori, che si professano liberaldemocratici e poi rifiutano l'onere di condurre la campagna elettorale a sostegno della lista, verosimilmente per evitare brutte figure». Grizzuti ricorda come i Riformatori «poco più di un anno fa sposavano la causa eleggendo un deputato, Pierpaolo Vargiu, che oggi si professa di Scelta Civica a Roma e dei Riformatori nell’isola, ma oggi tradiscono la vocazione europeista del nostro movimento, voltandogli le spalle. A differenza di questi personaggi noi siamo convinti che la prima scelta debba essere guidata dalla ricerca e dalla costruzione del bene comune e non dalla convenienza politica. La legge elettorale deve comunque essere cambiata, lo chiederemo durante il semestre europeo. L’alleanza con i Riformatori per noi - conclude Grizzuti - può considerarsi finita, ma non certo per volontà nostra».

Amore finito anche Michele Cossa, consigliere regionale e coordinatore regionale dei Riformatori sardi. «Più che di fine dell’alleanza - spiega - penso che sia la fine di Scelta Civica. Noi non siamo interessati alle polemiche - aggiunge - la nostra richiesta di non recarsi alle urne è motivata da fatto che non è più accettabile che la nostra regione sia a priori esclusa dalla scelta dei parlamentari europei. Noi non siamo contro l’Europa, anzi siamo convinti che l’Europa rappresenti per la Sardegna la più grande delle opportunità. Proprio per questo i sardi devono pretendere di essere rappresentati in nel Parlamento europeo. È vero - conclude Cossa - che questa volta sono stati eletti tre sardi, ma è stato un caso e per vent’anni non siamo stati rappresentati da nessuno».

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