La Nuova Sardegna

A BANCALI

Il Cristo ritrovato dello scultore e ceramista Gavino Tilocca

Il Cristo ritrovato dello scultore e ceramista Gavino Tilocca

di Federico Spano wSASSARI Alla fine degli Anni 80, nelle soffitte dell’Istituto d’arte fu ritrovato un Cristo di gesso, impolverato e malconcio. La scultura fu donata a un sacerdote che la portò...

28 maggio 2014
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di Federico Spano

wSASSARI

Alla fine degli Anni 80, nelle soffitte dell’Istituto d’arte fu ritrovato un Cristo di gesso, impolverato e malconcio. La scultura fu donata a un sacerdote che la portò nella chiesa di San Gavino, a Bancali. Dopo un po’ di tempo, l’opera d’arte fu attribuita al maestro Tavolara, con tanto di cerimonia, festa con i parrocchiani e annullo postale. L’attribuzione, però, non convinceva gli addetti ai lavori. Da allora, tuttavia, nessuno tornò più sull’argomento e soltanto alcuni giorni fa, grazie al lavoro del delegato Fai di Sassari, Angelo Tilocca (figlio dello scultore), e della storica dell’arte Antonella Camarda, finalmente si è risolto il mistero. Quella scultura è il modello di gesso del Cristo realizzato nel 1940 per la Corte d’Assise del tribunale di Sassari dal grande ceramista e scultore Gavino Tilocca, su progetto di Eugenio Tavolara. Per la stessa aula, Tilocca realizzò i bellissimi bassorilievi sempre su disegno di Tavolara. Come gli storici hanno riportato, ci furono anche curiosi risvolti nell'ambito del mondo dell'arte isolano, testimoniati da lettere dell'epoca. Figari consigliava a Tavolara di non avvalersi del giovane collega Tilocca, e a quest'ultimo Biasi suggeriva di guardarsi dai poteri forti. Figari, infatti, era segretario regionale del sindacato artisti e professionisti.

Angelo Tilocca spiega come si è arrivati a “risolvere il caso”: «Confrontando le fotografie scattate nella chiesa con i lavori di Tavolara e Tilocca e grazie alle testimonianze di chi si occupò del trasferimento dall'Istituto d'Arte, in particolare Piero Artudi, che all'epoca dirigeva il laboratorio di ceramica e che gli donò la splendida patina che oggi possiamo ammirare, siamo arrivati a capire che si trattava del modello in gesso del Cristo della Corte d'Assise. L’opera necessitava di una pulitura e di una sistemazione e così, grazie al sostegno della Banca di Sassari e alla perizia di Sergio Gnozzi, abbiamo potuto restaurarlo e restituirlo alla comunità, ai fedeli e agli amanti dell'arte».

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