La Nuova Sardegna

In sei anni impetuosa ripresa del Pd

di Pier Giorgio Pinna
In sei anni impetuosa ripresa del Pd

La rivoluzione alle urne nell’isola confermata dal confronto tra i flussi sull’andamento del voto

29 maggio 2014
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SASSARI. Montagne russe. A seguire l'andamento dei flussi elettorali in Sardegna negli ultimisei anni sembra davvero di stare su un ottovolante. Quella sancita domenica con le Europee (e in parte con le Comunali) è quasi una rivoluzione. In pochissimo tempo è cambiato moltissimo.

Forza Italia crolla nelle città capoluogo, e non solo. Cinque Stelle va meglio che alle politiche in termini percentuali, ma raccoglie centomila consensi meno dell'anno scorso. Altra Europa-Lista Tsipras supera la soglia di sbarramento del 4 per cento anche nell’isola. Ma in Sardegna la sorpresa è soprattutto legata all’effetto trainante Matteo Renzi-Silvio Lai e alle scelte finali degli elettori. Con 15 punti e 60mila voti più delle Regionali di febbraio, il Pd conferma infatti una ripresa impetuosa: dopo tante divisioni intestine e il successo con Francesco Pigliaru governatore, fa il bis con Renato Soru euro-deputato.

Sullo sfondo si apprezza un mutamento di orientamenti politici ancora più radicale. Soprattutto quando si vanno a raffrontare nel dettaglio i numeri del passato con quelli scaturiti cinque giorni fa dalle urne. Un altro degli elementi che colpisce è l'aumento costante dell'astensionismo: progressivo in ogni consultazione dalle Politiche del 2008, nel voto di domenica ha raggiunto picchi negativi assoluti, se si escludono alcuni referendum regionali. Nel frattempo, tra gli schieramenti minori, emergono con maggiore nitidezza tante differenziazioni.

Politiche aprile 2008. "Berlusconi riconquista l'Italia", titolano molti giornali. Il sorpasso riguarda pienamente la Sardegna, dove il Partito della libertà si afferma come primo partito insieme con Mpa: 43,7 per cento al Senato, 43 per cento secco alla Camera. Il Pd corre con l'Idv. Nel primo caso si ferma al 40,4, nel secondo al 40,2. Ma i democratici, da soli, sono costretti a registrare 4 punti in meno. Su scala nazionale, specie nelle regioni del Nord, si assiste a un boom della Lega. Naturalmente in questa fase non c'è ancora traccia di Grillo, in quel periodo non più attore comico ma già impegnato nella preparazione ideale dei primi Vaffa-day. Distanziatissimi gli altri partiti. Udc al 5,5 per cento. Sinistra arcobaleno al 3,3. Psd'Az all'1,7. Seguono socialisti, Destra-Fiamma tricolore, Sardigna Natzione e altri.

Regionali febbraio 2009. Il Pdl continua la sua marcia. Veltroni è costretto alle dimissioni. Sponsorizzato dal Cavaliere che per l'occasione sbarca una quantità di volte nell'isola, da Cagliari a Olbia passando per i principali centri, Ugo Cappellacci batte nettamente Soru e viene eletto presidente della giunta. Governerà sino ai primi di febbraio 2014. Oltre cinque i punti percentuali che separano il Pd dal Partito della libertà. I Riformatori sono al 6,8. Rifondazione comunista si ferma al 3,2. I Comunisti italiani non superano il 2. Grillo sta per arrivare a Decimoputzu per sostenere la rivolta dei contadini e dei serricoltori privati delle terre, ma non ha ancora lanciato il MoVimento insieme con Casaleggio.

Europee giugno 2009. A pochi mesi di distanza, in Italia si conferma il vento favorevole a Bossi e al centrodestra. Nell'isola, ancora una volta, si assiste in prima battuta all'esclusione degli euro-parlamentari sardi a favore dei siciliani. E questo nonostante Francesca Barracciu e Maddalena Calia prendano più voti di Sua Emittenza. Ma nell'isola tra Pd e Pdl è quasi testa a testa: un unico punto percentuale in più e poco meno di 6mila preferenze in favore del centrodestra. Idv e Verdi, assieme, arrivano all'8,4 per cento. L'Udc al 5,4. Sel al 2,95.

Provinciali giugno 2010. Primi segnali di un vento diverso a favore dei democratici. Il Pd in queste amministrative supera infatti il 20 per cento. Il Pdl arriva poco oltre il 16. Quasi 30mila i voti di differenza. Una situazione che si replica in qualche modo (sottolineatura necessaria per via della presenza di tante liste civiche) nelle Comunali del 2011. Chiaramente quest'ultima non è una consultazione estesa a tutti i centri dell'isola. In tutto vanno alle urne 186mila sardi (1.500 si schierano con M5S: un'anteprima del 10 per cento conquistato da 5 Stelle l'anno successivo alle municipali algheresi). E in quel caso, nel complesso, sono 2,6 i punti di vantaggio dei democratici rispetto al Pdl.

Politiche febbraio 2013. È a questo punto che in Sardegna le cose cominciano ad andare in una direzione diversa. Intanto per l'exploit di Grillo, che nell'isola sfiora il 30 per cento e piazza 5 parlamentari. Poi il Pd raccoglie quasi 233mila preferenze. Fi oltre 188mila. Fratelli d'Italia è all'1,75 e il Centro democratico allo 0,59. L'Udc prende quasi 26mila voti e si ferma al 2,77. Mentre Sinistra e Libertà, con oltre 34mila preferenze, raggiunge il 3,68 e a Rivoluzione Civile va il 2,79.

Regionali febbraio 2014. A questo punto è storia di poche settimane fa. M5S, diviso al proprio interno, rinuncia a presentarsi. Pigliaru raggiunge il 42,5 per cento. Cappellacci si blocca al 39,6. Tra le coalizioni il distacco è di 20mila preferenze. Nel centrosinistra ottengono buoni risultati anche Sel (5,18 per cento), il Partito dei sardi (2,66), i Rossomori (2,63), il Centro democratico (2,11), la Sinistra sarda (2,03). Sul fronte opposto l'Udc supera i 50mila voti (7.61 per cento). I Riformatori 41mila (6). Il Psd'Az ne prende 31.866 (4,67). E Fratelli d'Italia sfiora i 20mila (2,82).

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