La Nuova Sardegna

Al setaccio i contratti con le finanziarie

di Giampiero Cocco
Al setaccio i contratti con le finanziarie

Sequestrati nel negozio degli Azzena documenti ritenuti interessanti. Si cercano tracce di sangue su alcuni attrezzi

30 maggio 2014
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TEMPIO. Il cavallo a dondolo di Pietro, il bambino trucidato con i genitori nella strage di Tempio, è rimasto, da sabato 17 maggio, davanti alle vetrine del negozio di scarpe di via Villamarina. Per i commercianti della zona quel cavallino era il segnale che Giulia Zanzani aveva aperto il negozio di scarpe per bimbi sotto casa: un cavallino a dondolo che la donna metteva fuori ogni mattina, lo riportava dentro per l’ora di pranzo e ripeteva l’operazione al pomeriggio. Una abitudine datata negli anni che si è tragicamente interrotta sabato 17 maggio, quando la coppia è stata uccisa nell’appartamento al secondo piano della palazzina, e con essa il piccolo Pietro. Ieri il negozio di scarpe, già oggetto degli accertamenti tecnico-scientifici da parte del Ris poche ore dopo la scoperta della strage, è stato perquisito da cima a fondo dagli investigatori della compagnia carabinieri di Tempio, guidati dal capitano Giovanni Bartolacci.

I militari, per controllare la copiosa documentazione che Giovanni Azzena e la moglie Giulia custodivano nel negozio, hanno impiegato oltre tre ore, osservati nelle loro operazioni di ricerca da due legali: il difensore di Angelo Frigeri, il penalista Giovanni Colli, è l’avvocato Filippo Orecchioni, che assiste come rappresentaste di parte civile le famiglie Azzena e Zanzani, le vittime della strage. I militari della compagnia di Tempio hanno raccolto un certo numero di documenti che saranno ora sottoposti ad ulteriori verifiche e controlli incrociati da parte dei consulenti della Procura gallurese, ed in particolare sono stati acquisiti diversi contratti stipulati con alcune finanziarie, atti ritenuti molto importanti dagli investigatori. Nei giorni scorsi i militari, su disposizione del magistrato inquirente, il sostituto procuratore della Repubblica Angelo Beccu, avevano sottoposto a perquisizione diversi locali di proprietà dagli Azzena (due garage e un deposito di scarpe) ma le ricerche di eventuali indizi che potevano essere utili alle indagini sono state vane. Nell’abitazione di Angelo Frigeri e nel ripostiglio di casa, perquisizione effettuata martedì scorso, i militari hanno invece trovato, messo sotto sequestro e inviato al Ris di Cagliari una serie di attrezzi da lavoro che saranno sottoposti agli esami biologici alla ricerca di eventuali tracce ematiche.

Si tratta di una chiave inglese, di una mazzetta da muratore, di una chiave fissa da 22, un martello da tappezziere e diversi altri strumenti di lavoro. Tutti arnesi contundenti che possono potenzialmente essere le armi del delitto. Gli oggetti finiti sotto il mirino del Ris, compreso un ferro da stiro e un attizzatoio per caminetto rinvenuti nell’abitazione della strage, sono ora affidati al Ris, compresi gli spezzoni di cavo con i quali sono state strangolate le tre vittime, lacci improvvisati ricavati probabilmente dalla matassa di cavo per antenne che Angelo Frigeri aveva acquistato il giorno prima della mattanza perché doveva sostituire l’impianto televisivo nella l’abitazione di via Villabruna, dove si è consumato il massacro.

A Cagliari, dalla settimana scorsa, c’è anche la Golf Gti nera di Angelo Frigeri, auto che il presunto assassino si era portato via, dal garage sotto casa, dopo aver compiuto l’orrendo massacro. Una vettura che nasconderebbe più di un mistero, oltre ad essere una delle potenziali concause della strage di Tempio.

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