La Nuova Sardegna

Redditi giù, isola in coda all’Europa

di Alfredo Franchini
Redditi giù, isola in coda all’Europa

Sardi impoveriti nell’ultimo anno, ma la crisi è sociale. Emergenza istruzione: un giovane su tre non ha competenze

31 maggio 2014
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CAGLIARI. Rilanciare la questione sarda non è un’impresa né disperata né retrò. E il Rapporto Crenos, presentato ieri, ha fatto questo: se da una parte i dati dell’economia sarda sono peggiorati, la strada da percorrere è chiara: «Riforme e buona amministrazione», ha affermato Raffaele Paci, assessore alla Programmazione.

Dopo tre anni in cui la ricchezza era stabile, il Pil pro capite è sceso del 3,3%. Significa che i sardi si sono impoveriti: oggi il reddito è di 17.500 euro a testa contro i 23 mila della media nazionale.

«Le prospettive a breve termine non aprono all’ottimismo», dice Stefano Usai, direttore del Crenos, il centro di ricerche economiche delle Università di Cagliari e Sassari che, in precedenza, è stato diretto agli inizi da Pigliaru e poi da Paci per un decennio. «La ripresa potrà esserci solo dal 2015».

Europa. Sardegna sempre più lontana dall’Europa che conta: siamo al 190° posto nella graduatoria della ricchezza, guidata dai grandi centri urbani, Londra, Lussemburgo, Bruxelles, Amburgo con il triplo della media europea.

Produzione. La struttura produttiva del’isola, (146.526 imprese, 89 ogni mille abitanti), è in calo. Aziende di piccole dimensioni, sottocapitalizzate, frammentate nelle attività produttive; il settore primario concentra il 24% delle imprese regionali contro una media nazionale del 16%.

Emergenza. Molti dei disagi attuali dipendono dal ridimensionamento di quanto si produce, una tesi avvalorata dai dati illustrati da Fabio Cerina. I numeri dicono molto ma non tutto: la questione sarda non dipende solo dalla carenze delle risorse finanziarie ma da un’autentica emergenza sociale: il capitale umano, lo spopolamento tra denatalità e nuove emigrazioni. Una terra a rischio di desertificazione industriale dove sono crollati consumi e investimenti; e dove aumenta il numero dei poveri.

Spopolamento. «La Sardegna è un’isola in crisi demografica», spiega Andrea Gavosto della Fondazione Agnelli, «ci sono alcune province, come Oristano e il Medio Campidano con tasso di natalità zero. La popolazione sarda è destinata a restringersi nei prossimi anni». E a questo si aggiunga il triste record della dispersione scolastica e del basso valore dell’istruzione: «Un terzo dei giovani sardi», afferma Gavosto, «non ha un adeguato livello di competenze». Prese in considerazione le diverse prove - secondo il rappresentante della Fondazione Agnelli - si salvano per qualità solo le scuole elementari, poi s’inizia il declino. «Come investire nel turismo»? chiede Gavosto, «se la formazione non è adeguata. Una cosa da fare subito è potenziare la formazione tecnica».

Lavoro. Il mercato del lavoro è peggiorato nel 2013 rispetto all’anno precedente. Disoccupazione al 17,5% che vuol dire 117 mila disoccupati. Le donne sono più istruite ma anche più scoraggiate dalla difficoltà di trovare un’occupazione. Il Rapporto Crenos prende in esame il più strategico dei motori di crescita: la valorizzazione del capitale umano e quindi la scuola e l’università.

Laurea. «Il Crenos conferma l’importanza della laurea sul mercato del lavoro», afferma Giovanni Melis, Rettore dell’Università di Cagliari, «i laureati trovano un’occupazione in minor tempo rispetto ai non laureati. Il mercato del lavoro dà ancora valore all’istruzione universitaria».

Turismo. Qualche nota positiva arriva dall’industria delle vacanze. Dopo il calo di arrivi e presenze nel 2012, l’anno passato segna un’inversione di tendenza. L’analisi conferma il fenomeno dell’internazionalizzazione della domanda turistica ma la Sardegna attrae una quota di stranieri inferiore alla media nazionale. Resta il male della stagionalità: il 14% dei turisti italiani ha visitato l’isola al di fuori del periodo giugno-settembre contro il 22% degli stranieri. Tra l’altro i turisti stranieri che spendono più degli italiani, (94 euro al giorno contro 61), sono un veicolo per la promozione dei prodotti agroalimentari.

Servizi pubblici. La spesa corrente pro capite delle amministrazioni locali è di 1.270 euro contro i 1.070 della media nazionali, (996 euro al Sud). La spesa nell’isola è in crescita, (+1,1% nell’ultimo anno ma nell’ultimo lustro era salita del 3,6%). Aumenta la spesa sanitaria: 1.768 euro per abitante, 81 euro in più della media.

Ospedali. E’ importante l’indicatore sulla mobilità ospedaliera interregionale: il tasso di viaggi dall’isola verso ospedali della penisola presenta uno dei valori più bassi (5,3%) ma in aumento dell’1,2%.

Conclusione. Le parole chiave del Crenos per il futuro sono turismo, ambiente, agroalimentare e information technologiy che si contrappongono al malfunzionamento delle istituzioni, l’inadeguatezza del capitale umano e la carenza delle infrastrutture. L’intervento pubblico non può creare il mercato né suscitare lo spirito d’impresa ma deve costruire un contesto favorevole.

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