La giovane accoltellata: «Mi spiace, quel ragazzo si è rovinato»
Oristano, la studentessa 16enne dall’ospedale parla del coetaneo che l’ha pugnalata
ORISTANO. A volte basta una frase. La ripete a tutti, dal suo letto di ospedale dove dovrà rimanere ancora una decina di giorni. «In fondo, provo dispiacere perché un ragazzo così giovane si è rovinato la vita». Le parole sono della giovane studentessa di un paese dell’Oristanese accoltellata da un compagno d’istituto di un paese del Nuorese, che, offeso perché aveva visto respinte le sue avances, l’ha colpita con alcuni fendenti sabato mattina di fronte all’ingresso dell’istituto superiore Othoca. E per fortuna, a tutti ripete anche che sta meglio, tanto che ieri, sapendo che sarebbero arrivate tante visite di amici, compagni di scuola, parenti e persino autorità, ha voluto colorare il suo viso con un po’ di trucco. È il segnale che il decorso post operatorio procede per il meglio e, anche se la prognosi non è sciolta, la notizie confortanti arrivano anche dal primario del reparto di Chirurgia, Gianfranco Porcu, che ha tranquillizzato i familiari della giovane.
E lei, quasi senza sosta, con tutti coloro che vanno ad abbracciarla all’ospedale San Martino, torna con la mente a quanto successo sabato mattina: «Mi ha aggredita alle spalle. Mai avrei pensato che sarebbe arrivato a tanto, nonostante mi avesse infastidito a lungo». Giovani vite che corrono su binari paralleli, che sabato si sono incrociati per un attimo per poi separarsi e forse non incontrarsi più. E dietro queste giovani vite, ce ne sono altre più mature. Sono quelle dei genitori. Quelli della ragazzina accoltellata hanno passato la notte in ospedale. Il sonno può attendere, c’è la loro figlia a cui essere vicini attimo dopo attimo. È il padre che racconta com’è andata la notte più difficile, quella dopo l’operazione chirurgica effettuata per curare le profonde ferite all’addome: «Sta benino, ha passato una notte tranquilla e sia io che mia moglie siamo rimasti con lei. Adesso rimarrà un’altra decina di giorni in ospedale, poi dovrebbero dimetterla. Dovrà stare a digiuno per cinque o sei giorni».
Sempre il padre conferma che per ora non ha avuto contatti con la famiglia del giovane aggressore di sedici anni che, da sabato pomeriggio, dopo una serie lunghissima di accertamenti da parte degli agenti della squadra volanti della polizia coordinati dal dirigente Pino Scrivo, è rinchiuso nel carcere per minorenni di Quartucciu. Dopo lo choc per quanto accaduto, ora ci si inizia ad interrogare anche sul suo destino. L’accusa pesantissima è quella di tentato omicidio, per la quale, tra oggi e domani – ancora non sono arrivate notifiche all’avvocato difensore Gianfranco Siuni –, sarà effettuata l’udienza di convalida. Su questo aspetto la procedura penale è del tutto identica a quella dei processi che riguardano le persone maggiorenni. Ciò che cambia è invece il resto del procedimento. Per i minorenni, anche per reati gravi come questo, esiste l’istituto della messa alla prova, che, attraverso un percorso riabilitativo non semplice, consente comunque di evitare una lunghissima condanna in carcere.
Ma non è il solo aspetto che in questo momento interessa chi fa il suo lavoro di difensore. L’avvocato Gianfranco Siuni interviene e racconta l’altra faccia di una vicenda assurda: «Non parlo dell’episodio, perché non conosco ancora gli atti. Ho invece avuto di fronte a lungo i familiari del ragazzo, che peraltro conosco da tanto tempo e sono a loro volta molto provati. È una famiglia per bene, in cui nessuno ha mai avuto problemi con la giustizia e che non sa spiegarsi come il proprio figlio sia arrivato a compiere un gesto simile. La loro intenzione è di contattare al più presto i familiari della ragazza per far sentire la loro vicinanza». E per scusarsi di un gesto che non hanno commesso in prima persona, ma di cui portano il peso come se fossero i responsabili. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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