Sotto la casa della strage: «Ciao Pietro, in cielo farai la Champions League degli angeli»
Tempio, le testimonianze di affetto per il piccolo Azzena appassionato di calcio. Quadro investigativo quasi completo, continuano le indagini sul momento scatenante del triplice omicidio per il quale è indagato Angelo Frigeri
TEMPIO. Le parole scritte da monsignor Sebastiano Sanguinetti e lette da un sacerdote, che parlano della strage di Tempio come una giornata di «orrore, sconcerto, dolore e indignazione» per la gente di Gallura, rimbombano ancora dentro la cattedrale di San Pietro. Dove decine di ceri in suffragio vengono accesi, giornalmente, per ricordare i genitori e Pietro, la più piccola delle vittime della mattanza. Il ragazzino frequentava il catechismo e questo suo impegno religioso lo portava a sostenere spiritualmente, con le parole semplici mutuate dal parroco don Antonio, l’anziana nonna ammalata e impossibilitata a raggiungere, per la quotidiana comunione, la chiesa distante poche centinaia di metri dalla sua abitazione. Una attenzione amorevole e filiale e una dedizione religiosa che non è sfuggita ai sacerdoti che seguivano il percorso di catechesi del ragazzino, ormai prossimo alla cresima.
Un ricordo del suo impegno sportivo lo hanno fatto anche i compagni della squadra dei pulcini del Tempio, dove militava, i quali depongono fiori freschi davanti al negozio di scarpe della famiglia Azzena, in via Villamarina, dove un quadretto rappresentante una strada infiorata e illuminata da un sole raggiante porta al cuoricino dov’è racchiuso il volto sorridente del ragazzino. «Ciao Pietro, vedrai che in paradiso troverai campioni come Scirea che ti accompagneranno a realizzare il tuo sogno da “Champions league” degli angeli», c’è scritto. Una frase toccante, scritta di getto, che colpisce diritto al cuore.
Le indagini. Saranno le risultanze delle diverse perizie biologiche, tecniche e necroscopiche a stabilire il ruolo avuto da Angelo Frigeri nella mattanza gallurese. Gli investigatori da tempo analizzano i computer sequestrati e le altre apparecchiature elettroniche da cui potrebbero arrivare importanti riscontri. Resta invece ancora da decifrare – anche se il quadro, per inquirenti e investigatori, è quasi completato – il momento scatenante di quello che doveva essere un delitto d’impeto e che invece si è trasformato in uno sterminio familiare. Angelo Frigeri doveva trascorrere il fine settimana in compagnia della sua nuova fiamma. Per farlo aveva la necessità, improrogabile, di rientrare in possesso dalla sua fiammante Golf Gti che Giulia Zanzani aveva in uso. E che la donna non poteva restituire perché non aveva altri mezzi di locomozione avendo venduto, pochi giorni prima, la sua vecchia Yaris. La Golf doveva essere ceduta, ma era rimasta l’unico bene di scambio del giovane impiantista di Tempio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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