La Nuova Sardegna

Cna: per le famiglie la casa è un miraggio

di Alfredo Franchini
Cna: per le famiglie la casa è un miraggio

Sempre più affollate Sassari, Olbia e Cagliari, nei prossimi 10 anni diventerà molto complicato comprare un immobile

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CAGLIARI. «La Sardegna è un’isola in crisi demografica. Ci sono province come Oristano e il Medio Campidano dove non c’è nemmeno un figlio per ogni nucleo familiare. La popolazione è destinata a restringersi». L’allarme è stato lanciato da Andrea Gavosto della Fondazione Agnelli alla presentazione dell’ultimo Rapporto Crenos. Ma la «bomba demografica» è complessa e la Cna sarda chiede che la Regione rilanci un programma di edilizia pubblica in modo da prevenire per tempo l’emergenza abitativa che potrebbe esserci nel prossimo decennio, soprattutto a Sassari e a Cagliari. La Sardegna si spopola, (e il fenomeno è particolarmente avvertito per i Paesi delle zone interne) ma il fenomeno è accompagnato dall’impoverimento, dal minore potere d’acquisto.

Redditi.«Si deve tenere conto che nel futuro ci saranno sempre più famiglie appartenenti alla fasce di reddito più basse», afferma Francesco Porcu, segretario regionale della Cna, «persone con un reddito inferiore ai 18 mila euro netti l’anno e che avranno grande difficoltà a trovare un alloggio». La proiezione della Cna è mirata sui prossimi dieci anni.

Non c’è bisogno di andare a vedere la crescita del reddito netto medio per famiglia, per capire come e quanto, in termini reali, si sia ridotto. La Sardegna è sull’orlo dell’emergenza sociale; la debolezza dei consumi e la continua riduzione del potere d’acquisto delle famiglie sono diventata la normalità.

Vecchiaia.Lo studio della Cna rivela che in Sardegna risiedono 771.494 famiglie. Più della metà sono residenti nelle province di Cagliari e Sassari, il 10% in Gallura. Bene, solo in 24 casi su cento, il capofamiglia ha meno di 45 anni, una percentuale che sale al 27 in Gallura. Nella Provincia di Oristano quasi il 41 per cento delle famiglie fa riferimento a una persona maggiore di 64 anni.

Il decennio futuro.Secondo lo studio effettuato dalla Cna sarda, il numero delle famiglie aumenterà di 32 mila unità nel decennio 2014-2023. Si tratta di un aumento che tiene conto del saldo tra nuove famiglie ed estinzione di quelle esistenti per un valore complessivo di circa 3.000 per ogni anno. In rapporto al dato demografico del 2013, il dato regionale risulterebbe in linea con le medie nazionali e anche con quelle del Mezzogiorno.

Tempio-Olbia. La crescita più marcata - secondo il Report Cna - dovrebbe avvenire in Gallura con un aumento nel prossimo decennio di 6.400 famiglie, (oggi sono 72.930), pari a quasi il 9% della popolazione, il doppio del dato medio regionale. Una dinamica positiva si misura anche nella provincia di Sassari, (+6,55), mentre risulterebbe nulla in prospettiva la crescita familiare nel Medio Campidano e marginale sia nel Nuorese che nel Sulcis. Nel Sassarese alle attuali 146.224 famiglie se ne aggiungerebbero 9.497.

Mattone.Famiglie e case un binomio importante visto che il risparmio italiano si è sempre distinto per l’investimento nel mattone.

Negli ultimi tre anni, però, è fortemente rallentata la dinamica del valore dei mutui per l’acquisto dell’abitazione e l’effetto più forte si è avuto sulle famiglie a basso reddito e su quelle con un capofamiglia lavoratore autonomo.

«Il mercato immobiliare della prima casa», spiega Francesco Porcu, «presenta caratteristiche davvero particolari. Un’alta percentuale di case popolari, affitti elevati e una fascia intermedia di popolazione esclusa sia dai benefici dell’edilizia pubblica che dal mercato dell’affitto». La riduzione della popolazione in alcune zone interne dell’isola porterà poi alla riduzione degli alloggi; ma il problema resta nelle città.

La tesi degli artigiani è chiara: se si vuole ridare slancio all’asfittico mercato residenziale, (in passato il motore del settore costruzioni), è necessario legare i nuovi bisogni familiari a una nuova politica di programmazione che rilanci l’edilizia pubblica e l’housing sociale.

Prima casa. «Se si guarda alla domanda abitativa primaria per i prossimi dieci anni», afferma Francesco Porcu, «il nostro studio evidenzia che la stragrande maggioranza delle nuove famiglie che si formeranno nei prossimi dieci anni (17.500) apparterrà alla classe di reddito più bassa. E allora per l’impossibilità di accesso al libero mercato di affitti o degli acquisti, questa fascia di persone dovrà far ricorso all’edilizia sociale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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