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Arst, nuova sede da un milione Sel: «Stop immediato allo spreco»

di Umberto Aime
Arst, nuova sede da un milione Sel: «Stop immediato allo spreco»

CAGLIARI. Un milione e più di affitto pagato in dodici mesi, per i detrattori «è uno spreco che va subito fermato», mentre chi ha sottoscritto il contratto ribatte: «È tutto trasparente. L’assegnazion...

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CAGLIARI. Un milione e più di affitto pagato in dodici mesi, per i detrattori «è uno spreco che va subito fermato», mentre chi ha sottoscritto il contratto ribatte: «È tutto trasparente. L’assegnazione è avvenuta con un bando pubblico, e il canone è stato dichiarato congruo dall’Agenzia del territorio». È questo, in sintesi e a spanne, lo scontro politico e non solo che si è scatenato attorno alla nuova sede dell’Agenzia regionale dei trasporti, l’Arst.

I duellanti. Da una parte c’è Sel. In Consiglio regionale, primo firmatario Francesco Agus, ha presentato un’interrogazione urgente per «evitare che per i prossimi sei anni, è questa la durata del contratto, sulle casse della Regione pesino ogni dodici mesi un milione e 135mila euro, che poi vogliono dire 93mila euro al mese e ben 3.100 al giorno d’affitto». È uno spreco – sostiene Sel – perché «l’Arst ha già locali di proprietà e soprattutto lo è in momento storico dove qualunque spesa andrebbe tenuta ben sotto controllo». Dall’altra parte della barricata , c’è l’Arst che da giovedì comincerà a traslocare gli uffici, ora divisi in quattro sedi, nelle palazzine in via Posada della Tepor. È la società immobiliare cagliaritana che ha vinto la gara d’appalto: 4.500 metri quadri, fra la Torre della Regione in viale Trento e lo stagno di Santa Gilla, e che anche in passato sono stati al centro di molte polemiche. Il contratto è stato firmato e per l’Azienda «non ci sono zone d’ombra» e «neanche spese folli: alla fine risparmieremo nelle spese di funzionamento». È l’esatto contrario per Sel.

L’accusa. Con due pagine e mezzo, il partito di Vendola ha riportato a galla un caso che, nella scorsa legislatura, era stato sollevato più volte dal capogruppo del Psd’Az, Giacomo Sanna, senza trovare mai una risposta dall’allora giunta Cappellacci. Un anno dopo Sel, con Agus, è tornata alla carica e ora dal governatore Francesco Pigliaru e dall’assessore ai Trasporti, Massimo Deiana, vuole sapere se «esistono ancora i margini per bloccare la procedura e disdire un contratto su cui esistono oggettivi dubbi sulla sua convenienza economica». Sel scrive e sostiene anche altro: «L’Arst è proprietaria di diversi immobili e pare che li voglia vendere per compensare il costo dell’affitto, tra l’altro già caricato sul bilancio. Ma una parte di quelle proprietà non possono essere cedute, perché finanziate con Fondi europei e quindi quest’operazione con i privati della Tepor parte già con l’handicap». Poi l’ultimo missile: «Sappiamo che l’assessorato ha annunciato tagli nei trasferimenti all’Arst, saranno intorno ai 20 milioni, e quindi potrebbe esserci il rischio di licenziamenti e una riduzione nei trasporti pubblici. E che fa l’Arst? Invece di risparmiare e senza cercare alternative, impegna e spende un milione per la nuova sede». Per Sel, è una «scelta da bloccata subito».

La difesa. L’Arst e il suo amministratore unico Giovanni Caria (a suo tempo indicato come presidente dal centrodestra e con il contratto rinnovato di recente fino al 2016) non ha replicato ai sospetti con un comunicato ufficiale. Ma fonti aziendali hanno raccontato un’altra verità. Prima di tutto il bando risale ai tempi della giunta Soru, e dopo essere andato deserto una prima volta è stato riproposto dall’attuale consiglio d’amministrazione. Secondo, ogni passaggio è stato «lineare e trasparente», con l’aggiudicazione finale, compreso il prezzo, che «ha superato indenne tutti i controlli, compresa la congruità del canone d’affitto, certificato dall’Agenzia del territorio». Terzo, è vero che in passato la direzione generale dell’assessorato ai Trasporti ha espresso diverse perplessità, ma dopo le risposte dell’Arst la stessa delibera non è stata contestata o impugnata. Quindi «il contratto d’affitto è stato firmato nel pieno rispetto delle regole e del mercato». C’è anche un altro punto fondamentale per l’azienda: «Sappiamo bene che una delle nostre proprietà non la possiamo vendere, ma con l’accorpamento aumenterà l’efficienza e diminuiranno le spese, perché tra l’altro tutti i nostri attuali uffici sono fuori norma». Ultima replica: in un’altra ala delle palazzine Tepor saranno presto trasferiti l’assessorato al Lavoro e la Corte dei conti. Sempre in affitto.

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