Il ricercatore Antonello Carta: «Brevettiamo noi le nostre specie»
Punto e a capo: con qualche idea in più avanzata da esperti e naturalisti per affrontare le prospettive all’orizzonte. Sulla questione delle specie botaniche che rischiano di essere depredate...
Punto e a capo: con qualche idea in più avanzata da esperti e naturalisti per affrontare le prospettive all’orizzonte. Sulla questione delle specie botaniche che rischiano di essere depredate interviene oggi Antonello Carta. Ricercatore di Agris, è responsabile scientifico del Centro di competenza per la biodiversità animale, un consorzio tra la stessa agenzia regionale, l’università e le associazioni degli allevatori.
Per prima cosa, lo specialista sostiene che le istituzioni sarde dovrebbero attivarsi subito, direttamente e in maniera autonoma.
«Io mi occupo di biodiversità animale, ma dal punto di vista metodologico le cose non
sono molto differenti - spiega Antonello Carta - I geni delle piante dell'isola vanno
studiati, soprattutto vanno esaminate quelle porzioni di genoma che marcano le differenze tra le varietà autoctone e le altre. Per poi arrivare eventualmente a un nostro brevetto».
Secondo Carta si può infatti replicare quel che è già stato fatto sotto questo profilo nel campo della specie animali . «Noi per esempio stiamo studiando la pecora selezionata nell’isola, più propriamente di razza sarda, e quella ancestrale (la Pecora Nera di Arbus) per caratterizzare i geni che conferiscono loro le caratteristiche di flessibilità a facilità di mungitura. La "biodiversità" della pecora sarda è già stata esportata in passato, e
con queste conoscenze la si potrà promuovere ancora di più”.
«Analogamente, di fronte a richieste come quelle avanzate dal gruppo olandese sulle sementi dell'isola, non basta limitarsi alla protesta – prosegue il ricercatore – Bisogna caratterizzare le specie botaniche sarde dal punto di vista
genetico, individuare le zone de genoma che contraddistinguono la loro "diversità" e poi agire per via autonoma. Su scala regionale abbiamo
le forze, le tecnologie e le competenze per poterlo fare». «Quale sarebbe altrimenti l'alternativa? - si chiede in conclusione lo specialista - Presidiare con l'esercito qualsiasi zona della Sardegna per impedire che i delegati delle multinazionali o gruppi esterni all'isola s'impossessino dei nostri semi, li studino e li brevettino prima di noi? Non si può vietare a nessuno di farsi una passeggiata e di mettersi qualche seme in tasca, da studiare poi con comodo in laboratorio. Ecco perché è necessario fare in fretta». (pgp)
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