La Nuova Sardegna

la questione delle nano-particelle e delle polveri sottili

Ma l’analisi di altri dati scientifici contrasta con le conclusioni di oggi

di Piero Mannironi
Ma l’analisi di altri dati scientifici contrasta con le conclusioni di oggi

Dunque, non è successo niente. Le decine di morti per leucemia e linfoma a Quirra, i tredici bambini deformi nati a Escalaplano nel 1988 e nel 1989, le tracce di metalli pesanti trovate dalla...

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Dunque, non è successo niente. Le decine di morti per leucemia e linfoma a Quirra, i tredici bambini deformi nati a Escalaplano nel 1988 e nel 1989, le tracce di metalli pesanti trovate dalla dottoressa Antonietta Gatti del Policlinico di Modena negli organi interni dei malati di tumore e la presenza di uranio impoverito nelle ossa di un agnello deforme rilevata dal professor Massimo Zucchetti del dipartimento di Energetica del Politecnico di Torino non significano nulla. E che dire, poi, dei milioni di bossoli che abbiamo visto, calpestato e fotografato all'interno del poligono interforze del Salto di Quirra? Il perito del Gup dice che è tutto in regola, che non esistono tracce di inquinamento. Addirittura ipotizza che eventuali anomalie nell'habitat siano da attribuire al "fondo naturale", ossia alla composizione della terra e delle rocce, piuttosto che alle attività militari. Per una tragica ironia del destino, una grottesca asimmetria logica, nell'altro grande poligono sardo, quello di Teulada, esiste un promontorio (conosciuto come "Area Delta”) che lo stesso ministero della Difesa ha riferito alla Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito essere "non bonificabile". Come dire: a Teulada l'inquinamento è grave ed è certificato dagli stessi vertici delle forze armate, mentre tra Perdasdefogu e Quirra oltre mezzo secolo di esercitazioni ed esperimenti non hanno lasciato tracce.

Ma prima di dire che dodici anni di paure, sospetti, veleni, dolore e morte stanno per essere cancellati da una verità giudiziaria è necessario fare un po' di chiarezza per ripristinare la verità dei fatti.

Prima di tutto, quella che enfaticamente è stata chiamata "superperizia", quasi attribuendole un fondamento scientifico superiore e certezze indiscutibili, è semplicemente una perizia del giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Lanusei. Non essendo una consulenza di parte, ha ovviamente un peso specifico maggiore nell'economia processuale perché condiziona direttamente l'orientamento del giudizio del Gup. Ma è anche uno studio che deve essere ancora sottoposto alla verifica del confronto con gli esperti della procura della Repubblica e quelli delle parti civili.

Il nodo vero è comunque quello legato alla competenza professionale del perito e, quindi, alla completezza o meno della sua relazione. Mario Mariani è infatti il responsabile di Radiochimica e chimica delle radiazioni del dipartimento di Energia del Politecnico di Milano. E il suo lavoro si è quindi orientato, ovviamente, soprattutto sulla presenza o meno di emissioni radioattive nell’area del poligono. È lo stesso Mariani ad affermare che, per avere un quadro completo della situazione, sarebbe necessario estendere la ricerca ad altre competenze scientifiche.

Ed è sempre lo stesso Mariani a mostrare una posizione molto prudente sulle nanoparticelle e sui loro effetti sull’ambiente e sulla salute. Un campo nel quale hanno detto la loro sia la dottoressa Antonietta Morena Gatti e sia una équipe dell’Enea. La Gatti, universalmente conosciuta come un’autorità indiscussa in materia, ha detto la sua: le nanoparticelle di metalli pesanti che si creano con le esplosioni e con le alte temperature, provocano gravi patologie e uccidono. In un’occasione pubblica denunciò con veemenza: «Chi non crede agli effetti delle nanoperticelle deve però spiegare perché il 65 per cento dei pastori che lavorano in un raggio di tre chilometri dalla base di Quirra si è ammalato di tumore».

Sulla stessa linea l’Enea che ha spedito una relazione al procuratore Fiordalisi. Le esperte Fiorella Carnevali e Marta Piscitelli sostengono: «Gli elementi chimico-tossici presenti, come è stato accertato, nei pascoli e nell'aria, possono essere stati ingeriti o inalati da animali e persone. Queste sostanze tossiche possono attaccare qualsiasi organo, anche la placenta o il feto, provocando malformazioni o tumori». E ancora: «Greggi e pastori frequentano determinate zone del poligono contemporaneamente oppure immediatamente dopo esercitazioni o test che rilasciano polveri sottili tossiche nell'aria».

C’è poi chi già l’anno scorso aveva messo in dubbio i metodi di ricerca del perito del Gup. Nel marzo del 2013 il movimento pacifista Gettiamo le Basi aveva infatti denunciato che veniva utilizzato un sistema che già nel 2001 aveva dimostrato i suoi limiti in Kosovo. Non vennero infatti trovate tracce di uranio impoverito in un’area nella quale la stessa Nato aveva detto di avere sparato circa dieci tonnellate di proiettili all’uranio depleto.

Troppo presto, dunque, per dire che il caso Quirra è chiuso.

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