Altea insulta gli investigatori e consegna nuovi documenti
CAGLIARI. Al processo per la banda Mesina va in scena lo scontro fra la Procura e l’avvocato Corrado Altea, in carcere con l’accusa di aver partecipato al traffico di droga diretto dall’ex...
CAGLIARI. Al processo per la banda Mesina va in scena lo scontro fra la Procura e l’avvocato Corrado Altea, in carcere con l’accusa di aver partecipato al traffico di droga diretto dall’ex ergastolano di Orgosolo: in apertura dell’udienza il pubblico ministero Gilberto Ganassi ha chiesto al presidente del tribunale Massimo Poddighe di ammonire il legale imputato perché nel corso del trasferimento dal carcere all’aula delle udienze ha lanciato una serie di pesanti insulti contro la Procura e gli investigatori. Altea ha cercato di chiarire subito: la sua è stata soltanto una protesta incontrollata legata al fatto che i carabinieri l’avevano chiuso nel furgone e lui soffre di claustrofobia. Ma non è finita li: Altea ha consegnato ai giudici alcuni documenti recuperati negli ultimi giorni, che dimostrerebbero la sua estraneità ad alcuni dei fatti che gli vengono addebitati. Il legale ha chiesto che in seguito alla nuova produzione di atti la sua posizione venga affrontata immediatamente, una richiesta chiaramente inconciliabile con la procedura penale. Il presidente Poddighe si è limitato a ricevere i documenti. Ancora assente Graziano Mesina, il resto dell’udienza è trascorso con la lettura degli atti d’indagine, tra intercettazioni e tabulati, da parte del maresciallo Molotzu. La prossima udienza è in porgramma martedì prossimo, 10 giugno. Mesina è imputato nel filone principale assieme a Giggino Milia, 66 anni di Fluminimaggiore, anch'egli arrestato nel maxi blitz dei Carabinieri il 10 giugno 2013 che ha portato in carcere 25 persone accusate di traffico di droga e vari altri reati. Con loro alla sbarra anche l'avvocato Corrado Altea, Franco Pinna, Efisio Mura, Enrico Fois - conosciuto come Vinicio - e Luigi Atzori. In un secondo processo, davanti al gup Cristina Ornano, sono rimasti la moglie di Milia, Annarella Lampis, i due nipoti di Grazianeddu, Raimondo Crissantu e tutti gli altri imputati che hanno scelto il rito alternativo. (m.l)
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