Mongiu: il Fai crescerà insieme all’isola
Gli obiettivi del nuovo presidente regionale: adottare altri “Luoghi del cuore” e aumentare il numero di iscritti
CAGLIARI. Maria Antonietta Mongiu è il nuovo presidente del Fai Sardegna. Archeologa, nata a Pattada e cagliaritana d'adozione, assessore regionale all'Istruzione e ai Beni culturali nella giunta Soru, assume l'incarico dopo il 18° congresso del Fondo ambiente italiano del 16 maggio scorso, a Ivrea, che ha segnato una svolta e disegnato la nuova missione della Fondazione, fino al 2023.
«Nei prossimi dieci anni – spiega Maria Antonietta Mongiu – il Fai si propone otto punti strategici da perseguire, trasformandosi da fondazione culturale a fondazione sociale, con l'idea di ampliare il numero degli iscritti, dei volontari e degli eventi sui territori. Ho accettato questa sfida, perché vogliamo fare del Fai Sardegna una realtà socialmente rilevante, al di là degli appuntamenti canonici delle Giornate di Primavera o della FaiMarathon. Il Fai punta a essere “popolare” e ad avviare un rapporto costante con tutti: famiglie, istituzioni, la scuola. Lo farà in modo indipendente, confrontandosi, senza pregiudizi, nel merito dei problemi, per risolverli».
La strategia del Fai dettata dal congresso di Ivrea punta a livello nazionale a raggiungere gli obiettivi di 250mila iscritti, un milione e mezzo di visitatori annuali nei luoghi di proprietà o gestiti del Fai e 50mila volontari coinvolti. «Quello indicato dal presidente Andrea Carandini, dal vicepresidente Marco Magnifico e dal presidente onorario Giulia Maria Crespi – dice il presidente del Fai Sardegna – è un percorso che prevede un processo di crescita con la Fondazione partecipe del dibattito nazionale sui grandi temi dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale, in collaborazione con le forze più attive della società civile e delle istituzioni. Il Fai, accanto a un'azione di rilancio delle delegazioni e a una campagna efficace di iscrizioni, entrerà nel merito delle questioni fondanti perché sia garantito uno sviluppo ecocompatibile. Per esempio sui danni subiti dall'ambiente, nei processi di industrializzazione e di deindustrializzazione senza le necessarie bonifiche, sulle questioni dell'energia. Qual è lo stato di salute della nostra terra rifuggendo da facili allarmismi o da semplificazioni? Quali e quanti sono i luoghi inquinati? Abbiamo un censimento per poter intervenire e risanare? Per il Fai il Piano paesaggistico regionale, per citare un altro grande tema all'ordine del giorno, è una linea Maginot dalla quale non arretrare. Dobbiamo migliorare il Ppr del 2006 e finalmente far rientrare i territori esclusi da quella pianificazione. La delibera della giunta Cappellacci del 25 ottobre del 2013 è ancora in piedi. Il tema è se sia meglio abrogarla del tutto o abrogare quelle parti che inficiano il vecchio Ppr. Sono temi che non attengono solo alla politica ma a tutta la comunità regionale perché riguardano le future generazioni. Dobbiamo cercare di dare risposte il più possibile condivise. Intanto è utile ed apprezzabile la ripresa del processo di pianificazione con il Mibact . Sarà un nostro impegno batterci per salvare le biodiversità e l'agricoltura, per non continuare, in una regione vocata da millenni all'agricoltura e alla pastorizia, a importare l'80 per cento di quello che mangiamo. Così come sarà importante recuperare gli antichi mestieri e quindi intraprendere un percorso formativo per coloro chiamati a lavorare nel paesaggio agricolo. Il nostro infatti è un paesaggio storico “di lunga durata” che è stato abitato da migliaia d'anni. È sempre stato restaurato nel corso della storia attraverso quell'opera continua che i benedettini chiamavano restauratio loci, che ha conservato il paesaggio per secoli come fonte di sostentamento. Il Fai è stato fondato nel 1975 ispirandosi al National Trust inglese. Gli inglesi chiamano i beni culturali e paesaggistici “eredità“: un bene che va tramandato. Il Fai pensa che i luoghi siano temporaneamente nella nostra custodia e che debbano essere consegnati alle nuove generazioni».
Per trasferire l'eredità della bellezza del paesaggio sardo, le sue testimonianze culturali e storiche, il Fai Sardegna ripartirà dai territori valorizzandoli anche attraverso l'iniziativa dei “Luoghi del cuore” e con una serie di attività in diversi comuni dell'interno. La rinascita non può che ripartire dai nostri paesi. «In Sardegna – conclude Maria Antonietta Mongiu – esiste un solo luogo gestito dal Fai, la Batteria Talmone, a Palau. Punteremo a gestirne altri. Se, attraverso il Fai, i nostri luoghi, da quelli più prestigiosi a quelli meno noti, diventeranno patrimonio di tutti, avremo garantito la loro sopravvivenza. Li cureremo per le generazioni future e lo faremo coinvolgendo le migliori competenze che i territori esprimono. Costruiremo una “piattaforma intelligente“, una comunità educante, capace di intervenire sulle questioni per risolverle con azioni capillari che coinvolgano l'intera società sarda».
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