La Nuova Sardegna

Veltroni: «Berlinguer e la bella politica»

Dopo il successo nelle sale, per l’anniversario della morte va in onda su Sky il documentario sulla vita del segretario Pci

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ROMA. «Berlinguer chi? L'autore di Guerra e pace», a questa risposta Walter Veltroni ha avuto un colpo al cuore e ha sforbiciato. Sono passati 30 anni dalla sua scomparsa e a tornare indietro nel tempo per raccontare l'amata figura del leader dell'allora Pci, soprattutto ai giovani di oggi che magari lo confondono con Tolstoj, ci pensa un fan “speciale” che da ragazzo lo andava a sentire nei comizi utilizzando un super 8 per immortalarlo.

«Non bisogna lasciarsi andare alla nostalgia, magari all'emozione, ma non alla nostalgia», dice a Veltroni a pochi giorni dall'11 giugno, data della morte di Berlinguer. Sky proprio quella sera trasmetterà “Quando c'era Berlinguer”, il film-documentario che lo stesso gruppo tv ha fatto uscire in sala ottenendo un buon successo, 120 mila biglietti. La storia di Berlinguer vale oggi come «esempio di un uomo che aveva a cuore il paese più di se stesso», racconta Veltroni che non vuole paragoni con Renzi o con altri.

«Sono contrario: ciascuno appartiene alla propria epoca, quello però che ci tramanda questa figura è proprio l'amore per la politica. Berlinguer ci dice allora come oggi che la politica può essere bellissima. Del resto – spiega Veltroni – tutta la sua vita è stato un atto di amore per la politica, compresa la morte, tra smettere e curarsi e parlare alla sua “gente” ha scelto gli altri su quel palco di Padova il 7 giugno quando, colpito da un ictus, continuò il discorso fino alla fine, un'uscita di scena coerente con quanto scriveva a 22 anni nel '44 dal carcere». Nel film-documentario Veltroni propone le testimonianze del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Eugenio Scalfari, la figlia Bianca Berlinguer, Lorenzo Cherubini, Alberto Franceschini e anche quelle dell'ex ambasciatore americano Richard Gardner, di Michael Gorbaciov e monsignor Bettazzi.

Ma sono soprattutto le immagini dei suoi comizi ad avere un impatto potente, anche perché certi temi, a cominciare dalla questione morale sono validi anche oggi. Fa impressione il racconto del discorso al congresso del Pcus nel 1976 quando, davanti ad una platea gelida, Berlinguer parlò in aperto contrasto con le posizioni ufficiali di “sistema pluralistico”. «Gli interventi dei delegati dovevano durare 10 minuti. La sera prima consegnò il discorso perché così si usava. Gli fu detto – ricorda Veltroni – di tagliarlo a 6, ma Berlinguer non si fece intimidire, lasciò la parte più dura del suo intervento e ai 5000 del congresso di Mosca fece un discorso eversivo su pluralismo, libertà sindacale e di espressione. Ecco chi era il segretario dei comunisti italiani». «Ai diciottenni di oggi alle loro difficoltà di legare i fili della memoria e alla loro energia e voglia di sognare e cambiare è dedicato questo film», conclude Veltroni.

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