La Nuova Sardegna

Jazz poesia di una vita, da Berchidda al cielo Ecco “365 Paolo Fresu”

di Daniela Paba
Jazz poesia di una vita, da Berchidda al cielo Ecco “365 Paolo Fresu”

Arriva nelle sale il docufilm, in anteprima a Cagliari Concerti, divagazioni, incontri del grande trombettista

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CAGLIARI. Una dichiarazione d'amore per il jazz, musica planetaria e onnivora, un viaggio nella musica di Fresu e nella Sardegna che lo ha nutrito.“ 365 Paolo Fresu”, il docufilm di Roberto Minini Meròt, in programmazione nelle sale in questi giorni, racconta il viaggio nella musica di una vita. Cento minuti di concerti, divagazioni e ricordi, filmati d'archivio, montati col ritmo sostenuto di un jazzista che, ogni anno, tiene più di trecento concerti in giro per il mondo e vive con la valigia in mano.

Il rischio di scadere nella celebrazione, nel culto della personalità viene evitato, quasi sempre, perché filo conduttore è la musica col suo bagaglio d'incontri, prove del suono, risate nel backstage. A raccontare Fresu, insieme ai tanti che collaborano con lui, è il suo manager Vic Albani che, come spesso capita nel jazz, ha della musica una conoscenza profonda, al di là delle questioni di bottega.

E Fresu racconta una passione maturata nel tempo, insieme alla consapevolezza del jazz come musica ricca di implicazioni politiche, razziali, che suona per i perdenti e non per i vincenti. Si alternano sullo schermo Trilok Gurtu e la sua ricerca spirituale, Raph Towner, Omar Sosa al piano che improvvisa davanti alla chiesa campestre, con Paolo Fresu alla tromba, arrampicato su un albero. La qualità della musica e la capacità di entrare in empatia, in ascolto dell'altro è ciò che raccontano i musicisti che suonano con Fresu da molti anni, un feeling immediato, nato dopo tre note e la necessità di mescolare i generi e abolire le gerarchie, da Monteverdi al pop: questione di “passione”, ripete Uri Cane.

A cucire i pezzi del film, che nasce da due anni di riprese in giro per il mondo, un collage di frasi celebri «Tra l'amore e la musica la differenza è che l'amore non può dare l'idea della musica, la musica può dare l'idea dell'amore» dice Berlioz, o ancora «L'uomo che non ha la musica dentro di sè è pronto per il tradimento» scrive Shakespeare. E di una lunga fedeltà si può parlare per le formazioni di Fresu con Furio di Castri, Paolino della Porta, Bebo Ferra, Nguyen Le.

Ma più delle parole lo spettatore segue la musica, la preparazione degli strumenti prima del concerto, il portato meticcio di un cajon che incrocia l'elettronica, la fisarmonica, lo strepito dei fiati dai Balcani. Ma a nutrire il suono di Sua Sardità, come lo definisce Bollani, è la campagna di Berchidda, gli altipiani e le vallate dell'isola, i suoni del vento e della pioggia, come racconta lui stesso ripercorrendo la formazione di un ragazzo che suonava le marce con la banda e animava le feste della trebbiatura e della tosatura.

Sulla scena, secondo Lella Costa, Fresu trasmette grazie e levità, quasi fosse sul punto di volare. L'aneddotica fa il resto: il circolo dei Sardi a Pechino, lo scontro con Roberto Cippelli in mutande, ai seminari di Siena. L'amore di Fresu per Miles Davis, trascritto nota per nota, accordo per accordo, con precisione maniacale, il rapporto con l'oriente e con l'Africa, con Parigi e i suoi club.

Un concerto è come una bella conversazione, qualcosa da condividere, spiega Eivind Aarset, e il film rende quel clima dove Fresu è protagonista, ma non è solo. Nell'intervista a Ermanno Olmi, sulle note arrangiate di “Non ti scordar di me”, il regista riconosce a Fresu la fortuna di essere cresciuto con un dato originario e originale, in una terra dove il dialetto è la lingua dei padri. Quella fortuna gli consente di suonare come se raccontasse una storia, la storia della sua vita. E siccome il cinema è capace di rendere alla vita un respiro epico, la storia di un ragazzo che da Berchidda parte alla conquista del mondo e quando rientra fa di quel paese il centro del mondo, merita di essere raccontata.

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