L’ultima diffida dei Riformatori
Meloni: senza la legge sugli Enti locali, chiederemo lo scioglimento del Consiglio
CAGLIARI. È arrivato il momento della diffida e se non dovesse bastare «scriveremo al presidente della Repubblica, per chiedere lo scioglimento del Consiglio regionale». L’ultimo piano di battaglia dei Riformatori sulle Province, abrogate due anni fa, ha la forza dirompente dell’assalto al fortino. «Sono trascorsi venticinque mesi dai referendum votati e vinti da 500mila sardi e non è accaduto ancora nulla», è stata la denuncia dell’ex consigliere regionale Franco Meloni, che è presidente del Centro studi dei Riformatori. «Il referendum non può essere ancora tradito – ha continuato – È uno strumento di democrazia diretta e se sardi hanno abrogato la legge e cancellato le Province, la loro volontà deve essere rispettata». Per i Riformatori la risposta della Giunta alla diffida deve arrivare in tempi stretti, ma va ricordato che anche nella passata legislatura l’allora maggioranza di centrodestra non si era certo dannata l’anima per far uscire dalle secche la proposta di legge presentata proprio presentata proprio dai Riformatori. Comunque, i referendari e il Comitato dei cento amministratori sostengono oggi di aver perso la pazienza: «Siamo di fronte a una palese inadempienza, ancora meglio a una violazione di legge – ha proseguito Meloni – e ora possiamo sollecitare l’intervento del Quirinale fino a chiedere lo scioglimento del Consiglio regionale, così come prevede anche lo Statuto». Quello dei Riformatori è un attacco a testa bassa, anche se, diffida a parte, c’è ancora un spiraglio. È nell’appello lanciato dal vicesindaco di Quartu, Gabriele Marini, coordinatore del Comitato dei cento: «Chiediamo con forza all’assessore Cristiano Erriu quanto tempo gli occorre ancora per portare in Consiglio regionale una proposta di legge definitiva sul riordino degli Enti locali. Non è più possibile che ci siano ex Province ancora amministrate dai commissari, mentre poteri e competenze dovevano essere già trasferiti ai Comuni». La fretta dei referendari ha anche una motivazione orgogliosa: «Siamo stati i primi ad abolire le Province, costituzionali e regionali, ma ora rischiamo di essere sorpassati dal Governo. Perché non appena il Parlamento approverà la modifica dello Statuto, licenziata dal Consiglio, saranno cancellate anche le Province storiche». Ora bisognerà vedere come la Giunta replicherà alla diffida, o forse lo ha già fatto, dopo questo annuncio dell’assessore: «Presenteremo la riforma nelle prossime settimane». (ua)
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