Operazione Arcadia, iniziato il processo
In 18 sono accusati di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. Fuori dal tribunale sit in degli indipendentisti
SASSARI. Fuori dal palazzo di giustizia di Sassari alle nove del mattino sventolano le bandiere indipendentiste di A Manca pro s’indipendentzia. Dentro, nell’aula della corte d’assise, si apre il processo contro diciotto imputati di associazione sovversiva con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, accusa tra le più pesanti del codice penale. Associazione che secondo il pubblico ministero della Dda di Cagliari, Paolo De Angelis, sarebbe ramificata in due distinte ma comunque collegate organizzazioni: Nuclei proletari per il comunismo e Organizzatzione indipendentista rivolutzionaria, «entrambe riferibili – sostiene il pm – al circolo di A Manca e prima del 2001 al circolo Moncada di Sassari» che servivano come «schermo pubblico a chi aderiva all’associazione sovversiva».
Dopo dodici anni di indagini e otto dall’operazione Arcadia, che l’11 luglio del 2006 condusse a un’ondata di arresti seguiti da furiose reazioni da parte del mondo indipendentista, ieri è cominciato il processo davanti al presidente della corte d’assise Pietro Fanile (a latere Teresa Castagna) e ai giudici popolari. Saranno loro a stabilire se effettivamente i 18 imputati siano coinvolti in una serie di attentati esplosivi, intimidazioni e attività di pianificazione terroristica contro obiettivi diversi sparsi in tutta la Sardegna.
Secondo la Dda i circoli di A Manca e Moncada «ufficialmente di oggetto e attività politico-culturale, in realtà servivano come schermo per coprire con le attività pubbliche e palesi le attività occulte e illecite». Una vera e propria struttura organizzativa, dunque, grazie alla quale l’associazione sarebbe stata in grado secondo l’accusa di «procurarsi armi ed esplosivi da utilizzare per attentati, atti intimidatori, delitti contro il patrimonio» spostandosi nel territorio con le proprie auto «grazie all’organizzazione interna e al supporto logistico da parte dei vari membri». L’elenco degli attentati rivendicati dalle due sigle è lungo, tra tutti: l’ordigno fuori dall’Associazione industriali di Nuoro, l’attentato esplosivo contro la Toro assicurazioni di Sassari, contro la Cisl di Olbia, il Mc Donald’s di Oristano, contro la Prefettura di Nuoro, il circolo An di Olbia, ordigni contro il senatore Manunza, l’onorevole Mario Diana e l’ufficio elettorale dell’allora consigliere regionale di An Bruno Murgia. Sarebbero in tutto ventotto gli episodi contestati tra attentati, minacce, sabotaggi, diffusione di documenti programmatici ritenuti di tenore sovversivo e terroristico, lettere e volantini diffusi clandestinamente anche per rivendicare alcuni degli attentati.
Ieri mattina, nell’affollata aula della corte d’assise, l’udienza si è aperta con le questioni preliminari attraverso le quali alcuni avvocati hanno sollevato il problema della competenza territoriale (processo a Sassari o a Nuoro?), e quello della inutilizzabilità di alcuni atti e intercettazioni. Trentasei in tutto le persone offese (fra queste c’è anche la Presidenza del Consiglio dei ministri). Oltre duecento, invece, i testimoni.
«Dopo oltre dieci anni continuano a perseguitarci mettendo sotto controllo i nostri telefoni, le case, le macchine – ha detto Bruno Bellomonte, l’ex ferroviere sassarese assolto in primo e secondo grado dall’accusa di aver organizzato un attentato contro il G8 alla Maddalena, che poi non si tenne – Non abbiamo alcuna intenzione di mollare. Le indagini sono costate svariati milioni di euro di denaro pubblico fra pedinamenti, intercettazioni, per non parlare del costo umano rappresentato dalle incarcerazioni e da una sorveglianza oppressiva e onnipresente subìta nella vita quotidiana da tanti patrioti. E nonostante tutto questo lo Stato italiano non è riuscito ad addurre alcuna prova concreta a sostegno delle sue accuse. Solo intercettazioni ambientali estrapolate dal loro contesto e interpretate con mala fede».
La prossima udienza è fissata per il 20 ottobre.
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