La scienza per capire il mondo La lezione della “star della logica”
CAGLIARI. La verità assoluta non esiste. La verità, la matematica insegna, è relativa. Nel dubbio si consideri che “La verità” è anagramma di “Relativa”, ma anche di “Evitarla” e “Vietarla”. L'insegna...
CAGLIARI. La verità assoluta non esiste. La verità, la matematica insegna, è relativa. Nel dubbio si consideri che “La verità” è anagramma di “Relativa”, ma anche di “Evitarla” e “Vietarla”. L'insegnamento di Piergiorgio Odifreddi alla platea attenta che l'ascolta sul Bastione di Santa Croce, nel contesto rumoroso di caffè e ristoranti, all'ora dell'aperitivo, è questo. Dimostrato con poche battute considerando che il teorema di Pitagora è valido solo per le geometrie euclidee, ma diventa falso nelle geometrie alternative. Così 2+ 2 dà 4 nei numeri naturali, ma nel sistema orario 12 + 1 non dà 13, ma 1. «Il problema – ha spiegato la star della logica – è che se vogliamo capire il mondo dobbiamo avere una cultura scientifica. E la maggior parte della gente non ce l'ha. Di scienza non si parla quasi mai se non per fare gossip. Un paradosso perpetrato da coloro che gestiscono i media culturali. Ma se la gente capisse il mondo in cui vive capirebbe anche le sue sovrastrutture, perché la scienza ci insegna a decostruire i pilastri della nostra cultura». Diretto e divertito, Odifreddi, propone una “Breve storia dell'Essere” prendendosi bonariamente gioco dei filosofi. Partendo da Parmenide e Platone smonta Cacciari e Severino che continuano a scrivere libri dove ogni pagina parla dell'Essere, “come se avesse un senso”. La diffidenza dei matematici verso gli assoluti viene da lontano. Innanzitutto perché molti popoli, tra cui i cinesi, non hanno il verbo Essere e perciò non possono parlarne. “L'Essere” è formato dall'infinito del verbo più l'articolo, ma non puoi in inglese dire The To Bee. In Inglese si può parlare di Ente o Essente, ma sono cose diverse. La maiuscola rende il verbo concreto (reificazione): così un soggetto nasce da un concetto. Ma se possiamo dire il vedere, il vedente e il veduto, che senso ha dire: Il vedere vede, L'Essere è? Solo i poeti riescono a giocare con Amare/amante/ amato e possono scrivere che l'Amore ama.
Odifreddi dimostra a questo punto che il verbo Essere ha diverse costruzioni e altrettanti significati, ma scivolando dall'uno all'altro, senza fare attenzione, si cade nella metafisica. Dire “E' così” significa affermare veridicità, dire che “Parmenide è bello” significa predicare qualcosa del soggetto. Quando Parmenide scrive è in atto un processo di riformulazione della lingua greca: si trova a usare il verbo Essere e una negazione: Non essere. Ma siccome ne sto parlando il “Non essere” è. Si scivola così dalla grammatica nella metafisica. A pareggiare i conti arriva Platone, allievo e critico di Parmenide, che scrive, dedicato al maestro, «un dialogo che sembra un delirio (cui si aggiunge il delirio dei traduttori), tutto giocato sul verbo essere e sulla confusione dei suoi significati. Platone scrive poi il Sofista e qui Teeteto “uccide” Parmenide, perché sostiene che non ha senso dire di una cosa che è se manca il predicato: l'essere assoluto non si può predicare.
Si può dire di qualcosa che è … “bello”. L'Essere è relativo. Ma i filosofi non se ne sono accorti e continuano a parlarne.
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