La Nuova Sardegna

Life settlement e polizze I cinici affari sulla vita altrui

In “Almanacco del giorno prima” Chiara Valerio racconta il mondo della finanza Un matematico-broker che specula sulle assicurazioni di chi non può più pagare

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«I Life Settlement sono solo la vendita a terzi di una proprietà, tuttavia, concettualmente, sono un derivato e l’attività sottostante è la fine della vita di un altro. Un accordo, un patto, tra un assicurato che non vuole più pagare forti premi e una società finanziaria che valuta la polizza, l’acquista e continua a pagare fino al decesso dell’assicurato stesso». Alessio Medrano, protagonista del nuovo romanzo di Chiara Valerio, “Almanacco del giorno prima” (Einaudi, pp. 350, 20 euro), è un matematico trentacinquenne che si occupa proprio di “life settlement”; una sorta di broker che specula sull’acquisto di assicurazioni sulla vita di clienti che non vogliono o possono più pagare le proprie polizze. Un’attività, questa, che riesce a declinare in modo ideale la sua più naturale disposizione e indole: per Alessio infatti la matematica e la statistica non sono semplici strumenti di lavoro, ma gli unici mezzi attraverso i quali osservare e ordinare la realtà che lo circonda, e persino orientarsi nelle relazioni con gli altri. E così fin dalla più tenera età: bambino prodigio, figlio di due matematici, appassionato più dalla lettura degli elenchi telefonici (con le loro ammalianti corrispondenze) che da qualsiasi gioco adatto alla sua età. Ma il suo lungo e rigido regime di vita e calcolo sarà messo in crisi dall’incontro con un’incognita che non può che sfuggire alle sue equazioni: la scoperta di un sentimento travolgente per una sua cliente; una scoperta che cambierà il destino del protagonista, facendogli conoscere dolorosamente l’imponderabilità dell’esistenza.

Il romanzo di Chiara Valerio – suo esordio per la casa editrice torinese – investe tantissimo nella trasfigurazione autobiografica (numerosissime le corrispondenze tra autrice e protagonista: anagrafiche, geografiche, accademiche) mentre sperimenta con grande coraggio nella direzione di forme narrative poco ortodosse (dalla riduzione dell’interpunzione a un grado zero nel discorso diretto, all’indicizzazione arbitraria di impressioni, immagini e citazioni che si affollano come un maniacale flusso di coscienza nella mente di Alessio, fino all’intelaiatura enciclopedico-matematica che spiega la natura di ogni numero usato nella narrazione). Un coraggio notevole senz’altro, ma che paga un prezzo altissimo, quando lascia il lettore al di fuori della più semplice comprensione degli eventi. Leggendo l’“Almanacco del giorno prima” viene da chiedersi che significato sociologico o antropologico abbia il sempre più affollato ricorso (non solo nella narrativa) a figure di geni solitari e autisticamente chiusi in sé. È questa l’unica reazione possibile all’insensibilità cinica trionfante?

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