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Alta tensione sulle basi militari, in forse il taglio di due poligoni

di Pier Giorgio Pinna
Alta tensione sulle basi militari, in forse il taglio di due poligoni

Quasi certo il dietrofront del Governo sulla chiusura delle basi. Oggi audizione di Pigliaru alla Camera. Gian Piero Scanu: «Renzi vuole fare passare un piano che potrebbe lasciare invariati gli oneri attuali»

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SASSARI. Cresce la tensione sulle servitù militari. Stamane il presidente della giunta regionale sarà a Roma per un’audizione davanti alla commissione Difesa della Camera, impegnata in un’indagine conoscitiva. Non si sa con esattezza su quali temi punterà l’intervento che Francesco Pigliaru terrà in parlamento. «Per una questione di rispetto istituzionale non sono previste anticipazioni», è stato chiarito da Cagliari. Ma al di là delle domande che gli porranno i deputati e delle risposte che il governatore fornirà, nelle ultime ore sono ricominciati a soffiare venti di protesta nell’isola. Le ragioni sono legate a indiscrezioni trapelate dalla capitale. Notizie secondo le quali per il fine settimana (e per l’esattezza venerdì) è già stato fisssata una conferenza nazionale tra le sole Regioni interessate alle presenza di basi militari sul loro territorio e i rappresentanti del governo. Oltre alla Sardegna, ci saranno Veneto, Friuli, Campania, Calabria e Sicilia. La convocazione era prevista da tempo. E di per sé non appariva tale da suscitare allarmi. Ma la preoccupazione è di tenore diverso. In quella stessa sede Matteo Renzi e i suoi ministri sarebbero fortemente intenzionati a richiedere la sottoscrizione di un accordo per definire l’intero problema in tempi rapidi. «Un’intesa che nel caso della Sardegna non sposterebbe il peso degli attuali oneri», spiega il deputato del Pd Gian Piero Scanu, capogruppo democratico proprio nella commissione Difesa. «Soprattutto: un quadro del genere non permetterebbe la riduzione dei poligoni da tre a uno a suo tempo votata all’unanimità da tutte le forze parlamentari», attacca Scanu. Politici e forze armate. Ecco perché oggi assume particolare rilevanza l’audizione di Pigliaru. Che sul nodo specifico delle servitù a giorni dovrà comunque dare una risposta ufficiale non tanto alle Camere quanto allo stesso governo. L’intervento del presidente della giunta sarà trasmesso in diretta sulla webtv di Montecitorio. E non è secondario il fatto che dopo Pigliaru venga sentito, dalle 13, il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. I precedenti. In proposito è bene ricordare almeno qualche passaggio nelle iniziative politiche promosse negli ultimi tempi sulla questione lungo l’asse tra Roma e la Sardegna. Due anni fa, in particolare, la commissione del Senato sull’uranio impoverito aveva approvato una relazione, redatta dall’allora senatore Scanu, che all’epoca faceva parte anche della commissione Difesa di Palazzo Madama. Documento votato in maniera trasversale da tutte le forze, aveva rappresentato una svolta importante per l’isola. Non soltanto il governo - guidato da Monti - veniva chiamato a interrompere le esercitazioni a Capo Teulada. Si stabiliva per la prima volta il principio di «una progressiva riduzione» delle attività militari in Sardegna per concentrarle, eventualmente, a Quirra. La situazione odierna. «In realtà a Perdasdefogu si sarebbe dovuta svolgere una riconversione, senza perdite di posti di lavoro, per lasciare spazio a interventi come la progettazione di droni e altri piani aerospaziali – chiarisce oggi Scanu – mentre sia Teulada sia Capo Frasca avrebbero dovuto chiudere». «Ma questo programma, dal quale l’isola avrebbe potuto trarre indubbi vantaggi con la riduzione del peso delle servitù, quasi all’improvviso sembra essere stato abbandonato – incalza il deputato gallurese – E la linea che starebbe passando in questo momento consisterebbe invece nel mantenimento delle cose così come stanno, senza modifiche». Casi giudiziari. Il parlamentare democratico esprime quindi perplessità anche su un atro versante: gli esiti della perizia che, nell’inchiesta avviata dal procuratore Fiordalisi per i danni e le morti a Quirra, ha escluso l’ipotesi del “disastro ambientale”. «Un esame fatto onestamente – sottolinea – non equivale a un lavoro ad ampio spettro in grado di fugare i dubbi: le scarse risorse e l’impossibilità di compiere analisi approfondite, come i carotaggi, lo hanno impedito». All’inizio dell’anno, fra l’altro, era stato rivelato che a Teulada esperti della Procura di Cagliari avevano trovato più Torio che a Perdasdefogu. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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