«I killer sono le nanoparticelle prodotte dalle esplosioni»
SASSARI. La domanda che oggi è naturale porsi è se perizie come quella del professor Mario Mariani possano essere utili a rivelare i segreti di Quirra. Se cioè possano contribuire a comporre un...
SASSARI. La domanda che oggi è naturale porsi è se perizie come quella del professor Mario Mariani possano essere utili a rivelare i segreti di Quirra. Se cioè possano contribuire a comporre un quadro coerente nel quale trovare la risposta alle troppe morti per tumori del sistema emolinfatico o alle malformazioni.
La perizia, rispondendo ai quesiti del Gup, ignora nella sostanza il lavoro di anni di altri scienziati e tecnici. Allude aa questi accertamenti, ma poi non li utilizza nella composizione del ragionamento scientifico. Che la soluzione del caso Quirra sia nell’immensamente piccolo, per esempio, è ormai molto più di un’ipotesi di lavoro. Ci sono infatti particelle di metallo di dimensione nanometrica capaci di superare non solo la barriera polmonare e quella intestinale, ma perfino di penetrare nel nucleo delle cellule. Come micidiali proiettili invisibili, capaci di uccidere lentamente. E sempre le nanoparticelle sarebbero responsabili delle nascite di bambini deformi. Come è accaduto negli anni Ottanta a Escalaplano. La scoperta è di Antonietta Morena Gatti, fisico e bioingegnere, direttore del Laboratorio dei biomateriali dell'Università degli studi di Modena.
Le sue teorie sulle nanoparticelle, e quindi le nanopatologie, sono state riconosciute perfino dal Governo che ha stanziato 30 milioni di euro per risarcire i militari ammalatisi dopo le missioni in teatri di guerra o in poligoni di terra.
«Il lavoro che ho condotto insieme ad altri scienziati – dice – è stato riconosciuto come valido ed è stato accettato il concetto che le esplosioni di bombe ad alta tecnologia creano temperature di combustione molto elevate, oltre i tremila gradi, che aerosolizzano tutta la materia del bersaglio, creando così polveri di dimensioni anche submicroniche, che possono venire inalate o ingerite con il cibo contaminato. Sì, la chiave del mistero di Quirra è soprattutto qui, in queste particelle. Trovarle nel terreno dopo tanto tempo può essere difficile. Ma nei tessuti dei malati le abbiamo trovate». (p.m.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
