La Nuova Sardegna

Treno deragliato a Enas, c’è un’inchiesta

di Giampiero Cocco
Treno deragliato a Enas, c’è un’inchiesta

La procura di Tempio apre un fascicolo per disastro ferroviario. In 18 avevano rischiato di morire nella carrozza inclinata

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TEMPIO. L’ultima inchiesta sull’alluvione del 18 novembre è stata ufficialmente resa pubblica ieri, e parla di disastro ferroviario e dello scampato pericolo di 18 passeggeri e tre dipendenti delle ferrovie italiane. A presentare formale denuncia (al momento contro ignoti) alla procura della Repubblica di Tempio è stato, nel gennaio scorso, il legale sassarese che rappresenta i 18 passeggeri che si trovavano sul treno in viaggio, attraverso l’inferno d’acqua e fango, tra Olbia a Sassari. Diciotto persone (due delle quali con problemi di deambulazione) che furono costrette, giocoforza e sotto il diluvio, ad abbandonare il convoglio mentre l’acqua stava per travolgerle. Una storia drammatica, quella del treno delle ferrovie dello Stato fermato dalla furia del ciclone Cleopatra a un chilometro dalla stazione di Enas, che non è stata dimenticata dal magistrato che conduce l’inchiesta, il sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi. Il quale ha già disposto perizie e quanto necessario per accertare se, in quella catastrofica sequenza di eventi naturali, ci sia o meno il concorso di responsabilità umane, almeno per quanto riguarda la circolazione di mezzi pubblici sul territorio allagato dalla tempesta. I diciotto passeggeri devono la vita al sangue freddo del capotreno e del macchinista che, in quei momenti di panico totale, quando la furia dell’acqua aveva già trascinato via la massicciata sotto la linea ferroviaria e fatto inclinare pericolosamente su un fianco il convoglio, avevano ordinato l’abbandono del treno sotto una pioggia torrenziale. Guidando i passeggeri sino alla stazione di Enas, distante poco meno di un chilometro dal luogo della frana erano riusciti a metterli in salvo. Anche perché i due ferrovieri avevano capito che, in quel frangente, era inutile e pericoloso attendere l’arrivo di soccorsi. Nell’indagine, aperta ad aprile dal sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi, sono confluite le perizie tecniche, geologiche e pluviometriche già espletate per le inchieste principali, mentre resta da chiarire se, in quel frangente, fosse necessario bloccare il treno prima della partenza dalla stazione di Olbia. Il treno locale della ferrovie italiane (una carrozza passeggeri diesel) era partito alle 16.30 dalla stazione di Olbia mentre il ciclone Cleopatra, il 18 novembre, infuriava sulla Gallura.

Il locomotore aveva attraversato indenne il tratto di via Portogallo (già invaso dall’acqua) e il tratto di strada ferrata verso Enas, dove il macchinista aveva dovuto fermare il treno perché, davanti a sé, non vedeva più nulla. Per percorrere poco meno di dieci chilometri, a passo d’uomo, quel trenino passeggeri (composto da una sola carrozza) aveva impiegato quasi un’ora, fermandosi alle 17.20 a un chilometro dalla stazione di Enas. La furia di un torrente aveva eroso la massicciata, e il treno si era piegato su un fianco. I 18 passeggeri a bordo hanno aspettato invano che smettesse di piovere. Poi sono stati costretti a scendere. Hanno percorso, immersi nel fango e nell’acqua, quasi un chilometro a piedi, guidati da macchinista e capotreno, e soltanto una volta dentro la stazione di Enas si erano sentiti in salvo. Trenitalia, passata la bufera, aveva quindi messo al lavoro i suoi operai per ripristinare la tratta ferroviaria tra Olbia e Berchidda, distrutta in più punti. I treni avevano ripreso a circolare tre settimane più tardi, dopo che i tecnici avevano ripristinato la rete ferroviaria rimasta danneggiata in tre punti: in via Portogallo, a Enas, dove il treno era deragliato, e a Berchidda. Rfi aveva parlato di danni ingenti alla rete ferroviaria provocati dallo stop dei treni per Sassari e Cagliari. Senza però fare alcun accenno al dramma vissuto da 18 passeggeri e tre ferrovieri, inclusi tra i danni collaterali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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