La Nuova Sardegna

Il governatore non si illuda: non avrà alleati

di Piero Mannironi
Il governatore non si illuda: non avrà alleati

Gli accordi istituzionali per alleggerire l’isola dalla presenza militare non sono mai stati attuati

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Di una cosa il presidente Francesco Pigliaru deve essere consapevole. Che non avrà alleati. Nella partita per la riduzione della debordante presenza militare in Sardegna troverà senza dubbio la solidarietà delle parole e il sostegno di maniera di molti, ma niente di più. E di certo non potrà contare su un aiuto concreto da parte del "governo amico" di Matteo Renzi. È purtroppo l'esperienza a dirlo. Cioè la storia di oltre 40 anni di rivendicazioni, di accordi istituzionali traditi, di promesse mai mantenute e, soprattutto, di incapacità da parte della politica di incidere in quell'impenetrabile blocco di potere costituito dalla tecnocrazia militare e dall'industria bellica.

Pigliaru raccoglie l'eredità di Soru e di Mario Melis in un confronto con lo Stato che ha visto la Sardegna sempre soccombere. Davanti alla nuda verità dei numeri tutti hanno preso atto che il cosiddetto «contributo della Sardegna alla difesa nazionale» va ogni limite morale e del buonsenso. Ma dopo la presa d'atto tutto è sempre restato come era. Ogni processo, ogni iniziativa, si è persa infatti in una palude di tavoli tecnici, di ambiguità su progetti industriali internazionali, di protocolli inattuati e perfino di decisioni parlamentari non rispettate.

È lo specchio di una politica schizofrenica del doppio binario, nella quale si prende atto della legittimità delle proteste che arrivano dalla Sardegna mentre però si va avanti spediti sul sentiero della ragion di Stato tracciato dagli strateghi con le stellette e dai Cda delle fabbriche di armi. Un esempio: il 10 gennaio del 1980 la commissione Difesa della Camera approva un piano per «la ridislocazione delle forze armate sul territorio nazionale, finalizzato ad alleggerire installazioni militari e servitù in Friuli e in Sardegna». Su questa indicazione parlamentare, l'allora ministro della Difesa Lelio Lagorio si impegna formalmente a ridurre il gravame delle servitù sull'isola. Ebbene, tutto resta com'è. Anzi, a Quirra viene messo a punto l'ultimo modello del missile Nike e sbarcano israeliani, libici, iracheni, canadesi, giapponesi e perfino cinesi per sperimentare i giocattoli di morte made in Italy.

La storia si ripete nel 1986 quando, rispondendo all'offensiva politica del "grande timoniere sardista" Mario Melis, l'allora responsabile della Difesa Giovanni Spadolini arriva a Cagliari e sottoscrive un accordo in base al quale, entro 15 giorni, si sarebbe dovuta costituire una commissione composta da rappresentanti del ministero e della Regione con poteri di istruttori e di proposta per redigere la mappa dei beni militari da dismettere. Si dovrà attendere vent'anni per vedere qualcosa.

E c’è infine l’accordo politico Prodi-Soru di dieci anni fa. Anche quello naufragato nel silenzio colpevole della politica.

Tutto questo non significa che Pigliaru deve arrendersi prima ancora di combattere. Ha infatti un’arma formidabile da usare: le conclusioni della commissione parlamentare sull’uranio impoverito.

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