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La sfida del reality olandese, un murale a Orgosolo

La sfida del reality olandese, un murale a Orgosolo

I partecipanti della trasmissione "The Seaven Seas" si cimenteranno in un dipinto ecologista per Greenpeace

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ORGOSOLO. Il paese dei murales diventa il set cinematografico di un famoso reality olandese. "The Seaven Seas", "I Sette Mari", questo il titolo, scelto per lo show televisivo, prodotto dalla società di distribuzione Sputnik Films, ha registrato, lunedì scorso, la sua prima ed unica puntata. Nel profondo entroterra isolano. La patria dei banditi e di Pratobello. La nazione della ribellione alle ingiuste leggi di uno Stato oppressore è diventata, così, per un giorno, una piccola Hollywood a cielo aperto. Cinquanta minuti di riprese sono state girate tra le vie storiche della comunità di Francesco Del Casino e verranno messe in onda a partire da marzo 2015, sulla rete pubblica Bnnvara. Destinate, peraltro, a coprire un’audience media di un milione e mezzo di telespettatori, con picchi addirittura di ben tre milioni. Una vetrina promozionale di tutto rispetto, esportata all’estero, negli schermi di innumerevoli case. Al nord del vecchio continente.

«Una vetrina promozionale –spiega il sindaco Dionigi Deledda– alla quale si collega, del resto, un importante ritorno diretto e indiretto, immediato e futuro, conquistata attraverso una certosina attività di programmazione, condotta dagli assessorati al turismo e alla cultura, guidati rispettivamente da Antonio Devaddis e Antonio Moro». Gli sketch in terra di Barbagia hanno chiamato, dunque, i concorrenti a realizzare, come era, forse, abbastanza prevedibile, un murale. La pittura muraria, collegata, quasi per antonomasia, al nome di Orgosolo. Alla quale ha fatto da cornice, d’altra parte, una parete bianca della piazza intitolata ai Caduti in guerra. "Su montilhu". In questo modo è meglio conosciuto dai suoi concittadini il belvedere. Situato in una zona centralissima dell’abitato, la quale si immette immediatamente in corso Repubblica. Il salotto buono e l’immagine stessa del borgo del Supramonte. Quel murale non risponde solamente ad una funzione decorativa o estetica, ma deve fungere da monito. Nel richiamare l’attenzione di un’opinione pubblica, spesso, troppo distratta.

Nel fare da megafono a questioni relative alla tematica ambientale e ispirate alla salvaguardia dell’ecosistema mondiale.

L’opera si occupa, nello specifico, di una pratica barbara, oggetto di un apposito documentario, piuttosto duro nei contenuti, visionato dai partecipanti al format. Una pratica, purtroppo, notevolmente diffusa soprattutto nei mari orientali. Il cosiddetto finning. Ossia la consuetudine, tipica di alcuni popoli, di recidere la pinna agli squali, i quali verranno, poi, rigettati in acqua e lasciati morire per soffocamento. Una prassi folle, collegata ai vertiginosi ricavi economici della ristorazione di lusso, che l’Europa ha fortunatamente messo al bando. "The Seven Seas", insomma, punta a stuzzicare la sensibilità degli ascoltatori, sollecitandola a riflessioni su problematiche, peculiari dell’habitat marino, talvolta trascurate dai media. E non a caso, infatti, il reality viene messo in piedi, sulla base di un accordo di collaborazione con la delegazione olandese di Greenpeace. C’era, forse, da aspettarselo.

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