La Nuova Sardegna

Pigliaru va all’attacco: via i poligoni dall’isola

di Alessandro Pirina
Pigliaru va all’attacco: via i poligoni dall’isola

Il presidente in commissione Difesa: chiudete ora Teulada e Capo Frasca Serve una compensazione per le aree bloccate da anni di vincoli militari

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SASSARI. Prima delle elezioni Francesco Pigliaru era stato molto chiaro. «Chiuderemo i poligoni di Capo Frasca e Capo Teulada». Lo stesso concetto ieri il presidente della Regione lo ha ribadito alla Camera. Anche se con toni meno elettoralistici e più istituzionali. Di fronte alla commissione Difesa il governatore ha sottolineato la necessità di «un riequilibrio delle servitù militari. Il 65 per cento di quelle presenti nel territorio italiano grava sulla Sardegna, a fronte di una popolazione pari al 2 per cento del totale nazionale. Di fatto la nostra isola è l'azionista di maggioranza di questa partita». Una partita che per Pigliaru bisogna giocare in due tempi. Con il risultato finale già ben definito: la dismissione di due dei tre poligoni esistenti, Teulada e Capo Frasca, e la riqualificazione del Salto di Quirra.

Riequilibrio. Proprio come recitava la mozione presentata nel 2012 dal parlamentare del Pd Gian Piero Scanu e votata da tutte le forze politiche, ma finora rimasta lettera morta. Il piano di riduzione, infatti, non è stato messo in atto né dal governo Monti, allora in carica, né dal successivo guidato da Letta. E adesso anche Renzi sembra orientato sulla stessa linea. «La parola chiave è sempre la stessa: riequilibrio – afferma Pigliaru davanti alla Commissione presieduta dall’ex ministro Elio Vito –. E non lo è da oggi. Già nel 1981 era stata sottolineata questa necessità, ma da allora nulla è cambiato. La concentrazione delle servitù è rimasta la stessa, scandalosamente alta, e pertanto chiediamo che si tenga fede a quanto previsto nella mozione Scanu. Che non fa altro che ribadire quelle che sono le posizioni espresse storicamente dalla mia regione».

I numeri. Ai membri della commissione il governatore ha fatto presente la presenza militare nell'isola in cifre. «In Sardegna 30mila ettari sono impegnati dal demanio militare, e di questi 13mila sono servitù vere e proprie, del tutto inaccessibili. A questo bisogna aggiungere gli spazi aerei e i circa 80 chilometri di costa, anch'essi off limits. Senza poi dimenticare che il Salto di Quirra e Teulada sono i poligoni più vasti d'Europa». Dopo i numeri è stato il turno delle richieste immediate al Governo. In attesa che venga risolto il problema delle basi. Anche perché, ha ribadito ieri il governatore, le compensazioni per la presenza delle servitù sono ancora le stesse fissate fra il 1990 e il 1994, l'equivalente di 14 milioni di euro. «C'è stato un depauperamento che non ha giustificazione. E per il periodo 2010-2014 non è stato addirittura definito, né erogato nulla».

Osservatori ambientali. La prima proposta di mitigazione firmata Pigliaru riguarda l'istituzione di osservatori ambientali indipendenti nei singoli poligoni con l'obiettivo di monitorare costantemente e raccogliere informazioni da diffondere con la massima trasparenza. «I dubbi sullo stato dell'inquinamento stanno creando enormi problemi alle attività economiche – spiega –. Basta una notizia sbagliata per far sparire flussi turistici. Ecco perché servono certezze e trasparenza». Una seconda richiesta riguarda la riduzione delle dimensioni delle basi militari. «Il mondo è cambiato, non c’è più la guerra fredda, ma l'estensione dei poligoni è rimasta costante nei decenni – denuncia Pigliaru –. Oggi è utile una mappatura ragionata in cui attuare una mitigazione delle basi in vista della smilitarizzazione radicale». Il governatore ha citato gli esempi delle spiagge di Teulada e Sant'Anna Arresi, dove i sindaci sono costretti a convivere con i poligoni. O il problema delle esercitazioni che fanno fuggire i turisti dalle spiagge. «Lo stop agli addestramenti deve essere tassativo dal 1 giugno al 30 settembre».

Il mancato sviluppo. Proprio alla luce di queste questioni Pigliaru chiede uno studio sui costi che le servitù militari esistenti comportano in termini di mancato sviluppo alternativo per il territorio. «C'è da sempre una tendenza a fare un uso eccessivo del territorio solo perché non ha un prezzo reale, ma esistono tecniche che consentono di attribuire valore a queste risorse. Affidiamo a un soggetto terzo il compito di accertare se ha ancora un senso utilizzare tutti quegli ettari di territorio o se tutto è rimasto immutato solo perché il costo è apparentemente pari a zero».

Innovazione e ricerca. Nell’audizione a Montecitorio il governatore ha rivelato di voler trarre anche benefici dall’ingombrante presenza delle basi nell’isola. «L’isola deve attrarre investimenti di ricerca e innovazione, non necessariamente ristretti al campo militare: la quota parte dell'impegno dello Stato in questo campo deve essere in proporzione all'entità delle servitù. Quindi pari al 65 per cento. Siamo azionisti di maggioranza dal lato del costo. Ora vogliamo esserlo anche dal punto di vista dei benefici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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