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il retroscena

Regione, sarà scontro col governo Scanu: dal 2012 prevista la bonifica

di Luca Rojch
Regione, sarà scontro col governo Scanu: dal 2012 prevista la bonifica

SASSARI. Un’isola proibita. 30mila ettari pregiati di Sardegna restano off-limits, circondati da cancelli e guardie armate. Mitra e stellette. I poligoni fanno da sfondo ai giochi di guerra. Sardegna...

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SASSARI. Un’isola proibita. 30mila ettari pregiati di Sardegna restano off-limits, circondati da cancelli e guardie armate. Mitra e stellette. I poligoni fanno da sfondo ai giochi di guerra. Sardegna bordata di filo spinato e noleggiata a qualsiasi Stato, Cina compresa, abbia necessità di testare qualche missile, sparare un po' di proiettili, immaginare uno sbarco via mare. Un po’ come far scorrazzare i cinghiali in salotto. Troppo anche per il flemmatico professore. Francesco Pigliaru a Roma fa capire che lo strappo con il governo è a un passo.

Lo strappo. La diplomazia dei sorrisi sta per lasciare il posto alla guerra fredda. Tra Stato e Regione è gelo. Nulla di ufficiale, per ora, ma in realtà da qualche settimana si combatte una battaglia silenziosa. E bastano le parole di Pigliaru, in audizione alla commissione Difesa della Camera, per capire che lo scontro è inevitabile. Il governatore sceglie il suo naturale tratto gentile per tirare badilate contro lo Stato centrale che non vuole cancellare le servitù.

Le verità nascoste. La verità cammina su due livelli. Uno ufficioso, l’altro ufficiale. Per quello ufficiale il 18 giugno ci sarà la conferenza nazionale delle servitù militari, l'ultima si è svolta 33 anni fa. Intorno a un tavolo siederanno il governo e le Regioni in cui esistono le servitù militari e discuteranno insieme cosa fare. In realtà il governo ha già deciso. In Sardegna vuole mantenere intatte tutte le servitù. Alla conferenza il premier Matteo Renzi vuole arrivare dopo avere siglato protocolli di intesa separati. Uno per ogni regione in cui c’è una servitù. Un accordo che non arriverà con la Sardegna. Perché il governatore ha già fatto sapere che le basi non le vuole. Lo scontro è inevitabile. Lo strappo clamoroso arriverà alla Conferenza. Tutto sembra essere già deciso. Anche se le parti non confermeranno mai.

Braccio di ferro. Lo Stato ha già fatto capire da tempo qual è la sua volontà. La servitù su Guardia del Moro, il deposito di armi da guerra dentro l’ isola di Santo Stefano, davanti alla Maddalena, è scaduto da tre mesi. Il governo ha già chiesto di rinnovare la servitù. «Il Comipa ha detto di no» fa sapere Pigliaru. E già si capisce che su questo aspetto non ci sono possibilità di trattativa.

La fiducia di Scanu. Ma il braccio di ferro sembra inevitabile. «Io ho massima fiducia nel premier Matteo Renzi e nel ministro della Difesa Roberta Pinotti – afferma il deputato Pd Gian Piero Scanu –. Esprimo la massima soddisfazione per quello che ha detto Pigliaru in commissione». Il parlamentare non lo dice ma il governatore di fatto ha sposato in pieno la mozione sulle servitù militari in Sardegna presentata da Scanu in Commissione e votata all’unanimità. Il documento prevede la riduzione da tre a uno dei poligoni. Resterebbe solo Quirra che sarebbe bonificato e riconvertito. Una road map che aveva avuto il voto favorevole del parlamento e l'avallo del governo Monti. «Certo segnali come quello su Guardia del Moro mi sconcertano – continua –. Perché già dal 2012 avevamo avanzato delle rivendicazioni in un documento approvato dal parlamento. E a quel testo non intendiamo rinunciare. Ma sono sicuro che il governo saprà accogliere le nostre richieste. C’è da capire anche che fine hanno fatto le risorse per la bonifica. Dei 75 milioni di euro in tre anni promessi dal governo Monti non si è visto un euro. Condivido la linea di Pigliaru e non mi sorprenderei se alla Conferenza nazionale delle servitù la Sardegna avesse una posizione critica». In altre parole ci si prepara allo scontro frontale con il governo. Scanu in questi anni è stato in prima linea per progettare un futuro diverso delle aree soggette a servitù, dalla Maddalena a Quirra. E molti passaggi dell’intervento di Pigliaru coincidono con quanto chiesto dal deputato Pd nella sua mozione.

Lo scontro con Pili. Tra Scanu e il deputato di Unidos Mauro Pili è nato anche un durissimo scambio di accuse a distanza. Pili attacca Pigliaru in un comunicato stampa. Lo accusa di “servilismo”. Scanu non resiste e scende in campo a difendere il governatore. «È quanto meno bizzarro, se non amaramente comico, che l'onorevole Pili attribuisca al presidente Pigliaru la responsabilità di aver assunto un atteggiamento meschinamente servile nei confronti del governo. Siamo stati in molti ad aver salutato con sincero apprezzamento l'emancipazione politica dell'onorevole Pili dalla palude del berlusconismo ed è ancora vivo il ricordo delle pesanti accuse di zerbinismo». Durissima la replica di Pili. «Le farneticanti parole dell'improvvido maciste del Pd, Gian Piero Scanu, da sempre arnese della più vecchia politica democristiana, sono la più evidente dimostrazione che ho colpito nel segno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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