La Nuova Sardegna

Strategia del silenzio per la Barracciu

di Mauro Lissia
Strategia del silenzio per la Barracciu

Respinta l’istanza del pm Cocco per l’interdizione dai pubblici uffici, la sottosegretaria ha evitato di presenziare all’udienza

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di Mauro Lissia

CAGLIARI

. La linea del chiarimento immediato sembra definitivamente abbandonata, Francesca Barracciu non parla: chiamata dal gip Giovanni Massidda a difendersi, nell’udienza in cui il giudice doveva valutare l’istanza di interdizione dai pubblici uffici presentata dal pm Marco Cocco, la sottosegretaria ai beni culturali ha deciso di non presentarsi al palazzo di giustizia, come già aveva fatto quando la Procura le aveva trasmesso il secondo invito a comparire.

Una memoria. È stato il difensore, Franco Luigi Satta, a depositare una memoria articolata per affrontare soltanto gli aspetti legati all’esigenza cautelare: per il penalista sassarese non c’erano motivi sufficienti. Il giudice ha dato ragione al legale: l’accusa di peculato aggravato avanzata dalla Procura appare solida, l’impianto regge e i 78 mila euro di fondi pubblici spesi dall’esponente del Pd nel corso della legislatura sarda 2004-2009 devono essere ancora spiegati sino in fondo. Ma l’imputazione, pur gravissima considerato il ruolo istituzionale ricoperto allora e ancor più oggi dalla Barracciu, per il gip Massidda non giustifica comunque una misura interdittiva che - se confermata nei gradi successivi - avrebbe costretto l’ex europarlamentare a dimettersi dal governo Renzi prima ancora che una eventuale sentenza la dovesse dichiarare davvero colpevole. Quella sentenza non c’è, i «gravi indizi di colpevolezza» sono confermati nel provvedimento firmato dal giudice, ma i fatti accertati non bastano a far uscire di scena un rappresentante del governo.

Giudizio immediato. Tutto questo è avvenuto circa un mese fa ed è avvenuto nel riserbo più stretto. Per prima cosa la Procura aveva deciso di escludere il nome della Barracciu dall’elenco dei trentatrè onorevoli destinatari dell’avviso di proroga indagini. Una scelta chiara, che indicava l’orientamento del pubblico ministero Cocco di chiedere al gip il giudizio immediato subito dopo la concessione della misura cautelare. Sembra che l’istanza fosse già pronta per essere inoltrata al giudice.

Il diniego. Quando però sulla scrivania del pubblico ministero è arrivato il diniego («no all’interdizione»), la strategia è mutata: niente più richiesta di giudizio immediato e via alla notifica di proroga delle indagini, che la sottosegretaria ha ricevuto circa venti giorni dopo gli ex colleghi di consiglio regionale. Ancora qualche giorno e sarebbero scaduti i termini stabiliti dalla legge. Come dire: scampato per un pelo il rischio di un processo a brevissima scadenza e ritorno della Barracciu nei ranghi dell’indagine ordinaria. Sempre che il pm Cocco non decida di ricorrere al secondo grado: alle domande del cronista il magistrato ha opposto un cortese no comment. Al di là degli interrogativi, una certezza adesso c’è: il pubblico ministero non ha alcuna intenzione di archiviare la posizione di Francesca Barracciu.

La difesa. La tesi difensiva proposta quando l’ex consigliera regionale era difesa dagli avvocati Carlo Federico Grosso e Giuseppe Macciotta («trentatrè mila euro spesi in carburante nel corso di viaggi in Sardegna per ragioni politiche») non è stata giudicata risolutiva e in ogni caso resta quella differenza di 45 mila euro, contestata successivamente con un nuovo invito a comparire, per la quale agli atti del procedimento non c’è traccia di giustificazioni: «Quando sarà il momento - si limita a dire l’avvocato Satta - diremo come stanno le cose, ma solo quando potremo vedere tutti gli atti del pubblico ministero».

I riti abbreviati. La notizia del no all’interdizione della Barracciu ha fatto scomparire dalla scena l’udienza preliminare in programma ieri, protagonisti gli ex consiglieri regionali Carlo Sanjust e Onorio Petrini - difesi da Carlo Amat, Francesco Marongiu e Giancarlo Mereu - che hanno scelto il giudizio abbreviato per l’accusa di peculato.

Davanti al gup Roberta Malavasi doveva presentarsi anche l’imprenditore cagliaritano Riccardo Cogoni, che ha già raggiunto l’accordo con il pubblico ministero per il patteggiamento della pena a un anno e otto mesi. Un impedimento dei difensori Massimiliano Ravenna e Anna Maria Busia ha fatto slittare l’udienza al primo luglio, quando dovrebbe arrivare sia la decisione del giudice sia la ratifica del patteggiamento. Mentre il 20 giugno andrà avanti con un nuovo esame di Ornella Piredda il dibattimento pubblico per i diciotto consiglieri coinvolti nella prima inchiesta sui fondi ai gruppi.

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