La Nuova Sardegna

Il ministro della Difesa: «Le basi? Sono essenziali ma le ridurremo»

di Pier Giorgio Pinna
Il ministro della Difesa: «Le basi? Sono essenziali ma le ridurremo»

Alla Camera Roberta Pinotti s’impegna a tenere conto delle osservazioni del governatore Pigliaru «Lavoriamo per tutelare ambiente e salute: per l’isola nuovi presìdi di protezione civile e antincendio»

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SASSARI. Il ministro della Difesa l’ha spiegato in modo chiaro: «I vincoli delle servitù militari saranno riequilibrati, i poligoni sono essenziali ma li ridurremo, l’ambiente naturale e la salute verranno tutelati ma tutte queste misure si devono conciliare con le esigenze addestrative delle nostre forze armate». I punti centrali dell’audizione di ieri davanti alla commissione Difesa della Camera sono stati dedicati alla Sardegna. «Valutiamo già con attenzione le richieste presentate dal presidente Francesco Pigliaru», ha detto esplicitamente Roberta Pinotti. Riferimento alle sollecitazioni fatte appena la mattina prima, nella stessa sede parlamentare, dal governatore: via le basi dall’isola con la chiusura di Teulada e Capo Frasca, compensazioni per le aree off-limits da decenni. Una prima apertura da parte della Difesa in vista della conferenza nazionale con le Regioni gravate dai divieti imposti dalla esercito, marina e aviazione. Incontro dove, il 18 giugno, sarà comunque difficile strappare alla Sardegna un’intesa preliminare senza che all’isola vengano fornite adeguate garanzie. E se il ministro ha domandato che «si valuti come trasformare le servitù in risorse e opportunità per l’economia dei territori», al termine della sua relazione di una quarantina di minuti e della replica finale non tutti i commissari sono apparsi soddisfatti delle risposte. In particolare i deputati sardi.

Esigenze e sviluppi. «La Difesa ha intenzione di tutelare le esigenze delle popolazioni – ha sostenuto a ogni modo Roberta Pinotti – Ci sarà quindi una riduzione delle zone ora interdette ai civili». «Le servitù», ha puntualizzato il ministro, «sono limitazioni imposte ad aree non appartenenti al demanio militare, ma in genere adiacenti e vengono in realtà applicate solo in alcuni determinati casi, sempre in un'ottica di salvaguardia e sicurezza per i cittadini». «Malgrado tutto ciò – ha proseguito – sono consapevole che condizionano in vario modo la libera fruizione della proprietà pubblica e privata». Per questo motivo, ha sottolineato, «l'impegno a ripensare, rivedere e ridurre assunto da quando mi sono insediata vale per quest’aspetto specifico così come per la dismissione degli immobili della Difesa: due percorsi paralleli, ma strettamente legati l'uno all'altro».

Pinotti ha tuttavia ricordato che la preparazione professionale degli uomini e delle donne in divisa costituisce «l'elemento discriminante tra la vita e la morte del personale impegnato» e che «per essere bene addestrati c'è bisogno di poligoni e aree dedicate». Ma si è allo stesso impegnata a cercare sempre efficaci soluzioni «in termini di razionalizzazione del proprio strumento militare, valorizzando ciò che esiste e, dove possibile, anche rivedendo confini demaniali e servitù associate». «Ciò che serve sarà mantenuto, ciò che non serve sarà riconsegnato al territorio», ha precisato.

La missione e il dossier. E prima di partire per Tunisi, dove oggi siglerà un accordo di cooperazione militare, il ministro ha voluto soffermarsi ancora sulla Sardegna. «La futura conferenza nazionale, per quanto tecnica, affronterà temi come l’accesso sulle coste da parte della popolazione, l’esigenza di consentire il pascolo, le misure per vivere in maniera differente rispetto al passato la presenza militare». «Serve una sintesi di tutte le posizioni raccolte sino a oggi e perciò stiamo compilando un “libro bianco” che consenta di delineare soluzioni e risposte idonee – ha aggiunto – Oltre alla mappatura delle servitù, allo snellimento delle procedure d’indennizzo e a un censimento da svolgere in un confronto costruttivo con le realtà locali, vogliamo rivedere, ridurre, ripensare». «Del resto – ha osservato – l’incontro del 18 non va inteso come un punto finale, ma come il momento di un lavoro in divenire». «E per quanto riguarda l’isola – ha voluto rimarcare – finora non ci sono decisioni di alcun tipo sul Salto di Quirra. Anche se non è escluso che un domani possa venire sfruttata proprio lì l’eccellente competenza raggiunta dall’Italia nello sviluppo dei sistemi di controllo dei droni».

Accordi. «Tra le proposte di collaborazione tra governo e le popolazioni sarde che mi appaiono di particolare rilevanza ci sono poi le opportunità per creare presìdi di protezione civile e antincendio e per velocizzare la corresponsione dei risarcimenti per le attività militari, come si è fatto di recente nel caso dei pescatori», ha sottolineato in ultima analisi il ministro della Difesa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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