Un nastro celeste per stare insieme
Gli alunni dell’elementari ripetono il gesto poetico di Maria Lai
MUROS. Sorridenti per tre ore, seduti per terra, tutti insieme, femminucce e maschietti delle elementari di Muros e Cargeghe, uniti da un lunghissimo nastro celeste. Maestra Giulia Cossu l'ha recuperato chissà dove e chissà come e ha dominato una mattinata di lezione dedicata all'artista di Ulassai Maria Lai scomparsa a 93 anni quasi un anno fa, il 16 aprile, nella sua casa al mare di Cardedu in Ogliastra. E se Maria Lai, con quello stesso tipo di nastro, aveva legato le case del paese ai tacchi di calcare, ecco che la scuola di Muros ha voluto attualizzare il messaggio dell' eterna bambina «ai giorni nostri perché c'è bisogno di stare insieme, di fare comunità». Anche un nastro, tenuto da ogni bambino, può rinsaldare rapporti tra le famiglie di Muros e Cargeghe, bambini bianchi e di colore, sardi e marocchini, e creare – ha detto il piccolo Gabriele – «un mondo dove tutti ci vogliamo bene perché ciascuno di noi ha sempre bisogno dell'altro».
I bambini di Muros, tutti attenti e vivaci, interessati al messaggio dell'arte, hanno chiuso l'anno scolastico ricordando la grande pittrice e scultrice sarda a conclusione del progetto “Ma che storia! protagonista sei tu” in collaborazione con i Comuni, le biblioteche e la parrocchia. I protagonisti, con gli alunni, sono stati tre grandi sardi dei quali sono stati ricordati i momenti di vita . Perché l'Istituto di Muros (responsabile Annalisa Andreini) con Maria Lai ha ricordato anche le figure di Eleonora d'Arborea, Antonio Gramsci e Grazia Deledda. Ogni bambino ha conservato memoria degli insegnamenti di questi grandi personaggi: le leggi innovative della giudicessa di Oristano, i racconti e le favole della vincitrice nuorese del premio Nobel, l'alto esempio di civiltà del «più grande pensatore sardo che il fascismo aveva chiuso in carcere perché ragionava con la propria testa». Di Gramsci hanno ricordato l'amore per la natura, il rispetto per gli animali «come quei porcospini che facevano provviste di mele per l'inverno e le trasportavano in tana infilzate negli aculei» e di quell'altro «porcospino che si era messo a lottare con le bisce».
Di Maria Lai i bambini sapevano tutto. Della sua infanzia ad Ulassai, del fratello Gianni medico e della sorella Giuliana artista anche lei e scrittrice, del suo maestro Salvatore Cambosu e del suo amico Giuseppe Dessì di Villacidro, delle sue scuole d'arte frequentate a Roma e Venezia. Sapevano della mostra in corso a Matera. Sono stati colpiti dalla passione per il disegno «fatto con i carboncini ottenuti dai rametti che finivano nel caminetto a casa dei nonni», dell'amore per le caprette, della sua semplicità quando, anche da grande, diceva: «Giocavo con grande serietà ma a un certo punto i miei giochi li hanno chiamati arte». Letture da "Curiosape", analisi dell'opera "L'albero del miele amaro" a Siliqua, del libro colorato con fili e disegni "Tenendo per mano il sole". Antonio: «Vorrei che tutte le case di Muros e Cargeghe fossero unite da un nastro con i colori del cielo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
