La Nuova Sardegna

Campagna oceanografica della Nato per svelare i segreti dei mari dell’isola

di Pier Giorgio Pinna
Campagna oceanografica della Nato per svelare i segreti dei mari dell’isola

Scienziati mobilitati: «Alianti subacquei senza piloti e motori, guidati dai satelliti per studiare la salute delle acque» - FOTO

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PORTO TORRES. La Nato si mobilita per scoprire tutti i segreti del Mare di Sardegna. In queste ore entra nel vivo, al largo delle coste occidentali, una campagna oceanografica inconsueta e straordinaria. Può contare sue due navi: la "Alliance", unità dell'Alleanza Atlantica lunga 93 metri, e il "Planet", di 73, catamarano militare della Germania, da 3.500 tonnellate. I loro equipaggi si avvalgono della collaborazione di 6 diversi Paesi e di 20 enti internazionali per la ricerca.

In prima linea, l'Istituto per l'ambiente costiero che fa capo al Cnr di Oristano-Torregrande. Parecchi gli obiettivi dichiarati: studiare lo stato di salute delle acque, fare monitoraggi delle correnti, testare nuovi metodi per le rilevazioni meteo sui fondali, misurare i livelli dei rumori sotto la superficie. «Ma nessun aspetto di tipo bellico». tiene a sottolineare Francesca Nacini, delegata del Cmre, il centro Nato per le sperimentazioni marittime della Spezia.

Grandissimo il dispendio di uomini e mezzi. E parecchi gli scienziati di prim'ordine arrivati da metà pianeta. L'intera spedizione ha il suo punto di forza in tecnologie non ancora utilizzate per un impegno di così ampia portata. Sono i glider, super sofisticati alianti sottomarini privi di pilota ma capaci ugualmente di evoluzioni subacquee eccezionali attraverso la guida e il controllo garantiti dalle reti satellitari. Oggi promossi al ruolo di veri 007 automatizzati in missione speciale nelle acque dell'isola.

«Questi robot privi di motori, lunghi 180 centimetri e pesanti una cinquantina di chili, sono infatti capaci di raggiungere una profondità di duemila metri – ha spiegato uno dei coordinatori delle indagini scientifiche, il tedesco Reiner Onken –. Ma soprattutto consentono tanti altri riscontri. Pur non essendo dotati di visori e telecamere, i nostri 16 prototipi montano a bordo sensori in grado di raccogliere una grande quantità di dati e parametri fisici marini. E si spostano alle diverse profondità grazie a pesi e contrappesi che fanno mutare la distribuzione della massa interna». In sostanza, ogni glider s’immerge, si muove di livello, riemerge attraverso variazioni del proprio sistema di galleggiamento.

La campagna è cominciata venerdì scorso. Proseguirà sino al 26 giugno, sempre a 6 miglia dalle coste dell’Oristanese. «E comunque lontano dalle oasi protette», hanno messo in rilievo gli organizzatori. Mentre il punto sul giro di boa appena concluso è stato fatto ieri mattina con l’”Alliance” all’ancora in rada. Un incontro ricco di dettagli e approfondimenti, riuscito grazie anche alla collaborazione della Guardia costiera di Porto Torres guidata dal capitano di fregata Marco Nobile, che con impeccabile cortesia ha fatto gli onori di casa.

«Fra l’altro», ha osservato Roberto Sorgente, ricercatore del Cnr di Torregrande, «è la prima volta che si fa un monitoraggio di questa portata con l’obiettivo di validare e calibrare i modelli di circolazione marina e raccogliere informazioni sullo stato delle acque. Fatti – ha aggiunto – che ci aiuteranno a migliorare i nostri livelli di conoscenza. Anche in rapporto a eventuali emergenze ambientali. O a possibili allarmi di protezione civile che un domani dovessero sorgere nel Mare di Sardegna». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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