La Nuova Sardegna

Licheri rapita e mai tornata, a Perugia caso riaperto dopo 19 anni

di Antioco Fois
Licheri rapita e mai tornata, a Perugia caso riaperto dopo 19 anni

Accolta la richiesta dei difensori di uno dei presunti carcerieri dell'imprenditrice di Abbasanta sequestrata nel 1995

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PERUGIA. A distanza di diciannove anni sarà l'accento di un'intercettazione a decidere il processo Licheri bis. E per la nuova perizia servirà un linguista esperto di sardo.

Dopo una falsa partenza il nuovo procedimento per il sequestro dell'imprenditrice agricola di Abbasanta ha ricevuto ieri il via libera. La Corte d'appello di Perugia ha nuovamente accolto l'istanza di riapertura di parte del processo, presentata dalla difesa di Pietro Paolo Melis, il mamoiadino condannato a 30 anni (e in carcere da 16) per il sequestro di Vanna Licheri, prelevata dalla sua azienda agricola nel maggio del '95 da un commando di banditi e mai più tornata a casa. Una nuova porzione processuale, che sarà incentrata su un'intercettazione ambientale tra l'allevatore di Loculi, Giovanni Gaddone, poi condannato per il sequestro, e una voce finora attribuita a Melis. Nella conversazione in sardo, registrata dalle microspie piazzate dalla polizia nell’auto di Gaddone, si affrontavano alcuni aspetti logistici legati alla gestione dell'ostaggio. Adesso con una nuova perizia fonica di parte l'avvocato Alessandro Ricci sostiene che l'interlocutore del pastore di Loculi non sia Melis. La prova sarebbe nell'inflessione della voce intercettata, che per il legale di Melis non corrisponderebbe affatto al dialetto di Mamoiada e quindi non potrebbe essere del suo assitito.

Sulla questione saranno chiamati a esprimersi gli esperti cui l'11 luglio, nel corso della prossima udienza, verrà affidato l'incarico dal presidente della Corte d'appello, Giancarlo Massei.

«Seguiremo con attenzione il procedimento e saremo presenti al conferimento dell'incarico», commenta a margine dell'udienza Agostinangelo Marras, legale della famiglia Licheri-Leone, parte civile nei precedenti processi sul sequestro della donna morta durante la prigionia. «La scelta dei periti - precisa l'avvocato Marras - non dovrà considerare solo le competenze sul dialetto sardo, ma più nello specifico la conoscenza delle caratteristiche del mamoiadino». Sarebbe a dire che il perito della Corte dovrà essere un esperto accreditato. Un linguista, uno studioso esperto delle differenze tra i dialetti della Sardegna e della fonetica dei diversi paesi dell'isola.

L'istanza di riapertura del procedimento presentato dalla difesa Melis ha avuto una sorte alterna. Dopo il rimpallo di corte d'appello di Roma e Cassazione, era stata in una prima fase accolta, poi revocata e ora nuovamente ammessa dai giudici di Perugia. Le toghe umbre avevano dichiarato ammissibile la richiesta di riesaminare le registrazioni captate nell'auto di Gaddone, per poi annullare tutto in seguito alla richiesta dei familiari della vittima, che avevano fatto pesare la mancata convocazione in tribunale come parte interessata alla vicenda. Ieri l'ultimo capitolo, coi giudici d'appello che, nonostante l'opposizione degli avvocati della parte lesa, hanno riaperto il processo limitatamente alle intercettazioni e alle questioni che via via potranno essere considerate attinenti.

A suo favore la difesa di Pietro Paolo Melis ha una perizia di parte sul dialogo intercettato, condotta con tecnologie di ultima generazione. Una consulenza di Luciano Romito, docente dell'Universita della Calabria, che stabilisce che «l'inflessione dell'interlocutore di Gaddone non è tipica di Mamoiada, quindi non può essere del nostro assistito», aveva detto l'avvocato Ricci. «Oggi - spiega il legale - la Corte ha aperto un procedimento perché una perizia sulle intercettazioni, condotta con le metodologie attuali, ha le caratteristiche di una nuova prova scientifica».

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