Traffico merci, l’isola cenerentola
Un terzo delle esportazioni avviene via mare ma gli scali sardi non sono competitivi. Buoni risultati in Gallura
CAGLIARI. Un terzo delle esportazioni italiane avviene via mare. Lo attesta il primo Rapporto annuale della Srm, (il centro studi di Intesa Sanpaolo per il Mezzogiorno), che è stato presentato ieri a Napoli. Nei porti italiani «girano» ogni anno 477 milioni di tonnellate di merci, un traffico che ci colloca al terzo posto in Europa, dove, peraltro, continuano a dominare i porti di Rotterdam, Anversa e Amburgo. Il peso del Mezzogiorno è pari al 48% del totale delle merci movimentate ma si potrebbe fare molto di più.
Porti hub. Il Sud ha tre porti hub, (Gioia Tauro, Cagliari e Taranto) che hanno problemi differenti ma che limitano l’efficienza. C’è una forbice tra Nord e Sud sulle infrastrutture che diventa una divaricazione enorme se si guarda l’indice delle infrastrutture in Sardegna: 47,15 per le strade; addirittura 17,39 per le ferrovie; 86,08 per i porti e 86,49 per gli aeroporti.
Mediterraneo. Negli ultimi otto anni - ha calcolato il Rapporto «Italian maritime economy» - i porti hub della sponda sud del Mediterraneo hanno incrementato la propria quota di mercato dal 18 al 27%, con la leadership dei porti spagnoli, e quelli italiani, invece, hanno registrato una riduzione dal 28% al 16%.
Il canale di Suez. Nello stesso periodo i due hub del Pireo e di Malta hanno incrementato la loro quota di mercato dal 17 al 23%. Che cosa è successo? Massimo Deandreis, direttore generale della Srm, ha spiegato: «Il primo fenomeno è rappresentato dal fatto che solo il 6,3% dei volumi che transitano per Suez giungono in Italia a causa dei ritardi e delle incertezze sui tempi di transito delle merci. E questo si traduce in una perdita sia in termini di redditività per l’imprenditoria locale, sia in termini di benefici per lo Stato».
Sistema Sardegna.Lo studio analizza le aree di densità logistica e la concentrazione portuale per capire quali possono essere i punti di forza. Il sistema Sardegna realizza un quoziente pari a 9,5%, (sulla base di otto parametri presi in esame tra cui la presenza di interporti e di centri intermodali), ma la Campania e la Puglia (solo Taranto ha un quoziente di 28,3%), presentano una densità marittima e logistica importante.
Gallura.L’economia del mare è il futuro a leggere i dati dell’Unioncamere. Nell’isola la provincia di Olbia-Tempio è dietro solo a quelle di Livorno e Trieste con un valore aggiunto del 13,8% sul totale dell’economia pari a 439 milioni di euro; la provincia dell’Ogliastra, (con 77,5 milioni di euro), ha un’incidenza dell’8,6% del Pil. In totale per l’isola la blue economy realizza un valore aggiunto di 1,6 miliardi di euro con quasi novemila imprese e 38 mila occupati.
Competitività.Il nodo centrale resta l’efficienza e la competitività: «Essere ventesimi nella classifica delle performance logistiche, dietro tutti gli altri grandi paesi europei, significa essere più costosi e avere tempi maggiori nelle operazioni di smistamento e sdoganamento», afferma Massimo Deandreis.
Giganti del mare. Il trasporto via mare sta cambiando fisionomia. Dal rapporto elaborato dalla Srm risulta che è in corso ormai da anni il gigantismo navale; va a sommarsi a un altro elemento che andrà via via modificando gli assetti della portualità europea: le grandi alleanze navali (come la P3 Network formata da Maersk, Msc, Cma e Cgm), che ha recentemente avuto il via dalla Commissione europea per gli aspetti relativi alla concorrenza e ha in progetto l’avvio dei servizi navali entro il prossimo autunno.
Bilancia commerciale.L’analisi delle esportazioni mostra il tasso di dipendenza delle regioni dal trasporto marittimo specie per quanto riguarda il sostegno all’internazionalizzazione dei sistemi produttivi territoriali. In alcuni casi i flussi di export dipendono quasi esclusivamente dal trasporto via mare e tra questi c’è sicuramente la Sardegna.
Non è un caso che la Sardegna sia l’unica regione in grado di presentare una propria bilancia commerciale visto che le merci importate devono necessariamente passare dai porti (o dagli aeroporti), a differenza di quanto non accade nelle altre regioni. Ma il trasporto via mare incide anche per la Liguria (50%), per la Campania (40%) e per l’Emilia (30%). Il dato sardo delle importazioni è però «falsato» dai traffici petroliferi.
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