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stagione ellipsis

Du Closel e l’orchestra Giardini alle prese col giovane Mozart

di Antonio Ligios

SASSARI. Si è chiusa con successo al Teatro Civico la stagione dei Concerti di Primavera promossa dall’Associazione Musicale Ellipsis. Il concerto conclusivo ha visto protagonista l’Orchestra da...

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SASSARI. Si è chiusa con successo al Teatro Civico la stagione dei Concerti di Primavera promossa dall’Associazione Musicale Ellipsis. Il concerto conclusivo ha visto protagonista l’Orchestra da camera intitolata a Felice de Giardini, violinista e compositore torinese che nel XVIII secolo si affermò nelle maggiori corti europee, la cui musica è oggi in massima parte sconosciuta. Si tratta di una buona formazione di recente costituzione, formata in massima parte da giovani ma valenti strumentisti, che in quest’occasione è stata affidata alle cure di un direttore d’orchestra – nonché compositore – di esperienza come il francese Amaury du Closel. Il programma per tutta la prima parte era dedicato a musiche del Settecento. Un avvio con la fresca invenzione melodica di un Mozart sedicenne alle prese con il primo dei tre Divertimenti concepiti nel 1772 (quello in Re maggiore K 136), che faceva da preludio ad un elegante Quartetto in Mi bemolle di Giardini, e che si chiudeva con la quarta Sinfonia dell’op. 12 di Luigi Boccherini, detta “La casa del diavolo”: un pastiche della Danza delle furie composta da Gluck per il balletto Don Giovanni e poi riutilizzata anche nell’Orfeo ed Euridice. Du Closel in tutti questi lavori ha concertato con grande cura per il dettaglio e con un’eleganza sopraffina, valorizzando sia quella componente melodica tutta italiana di questi tre lavori sia quel razionalismo della sintassi musicale che sta alla base di tutta la musica strumentale del secondo Settecento. Nella seconda parte, infine, Amaury du Closel ha condotto in modo altrettanto convincente la Holberg Suite di Edvard Grieg, sulla quale ha operato una riuscita sintesi delle tre componenti fondamentali di questo lavoro, quella barocca, quella romantica e quella di matrice popolare, trascinando poi l’Orchestra de Giardini in una dinamica lettura delle celebri Danze Rumene di Béla Bartók.

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