La Nuova Sardegna

Riecco, l’altare di Sant’Antonio restaurato

di Antonio Meloni
Riecco, l’altare di Sant’Antonio restaurato

Sassari, nella chiesa di Santa Maria i fedeli possono vedere l’opera: compreso il marchingegno che faceva apparire e scomparire la statua

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di Antonio Meloni

SASSARI.. Nella concezione della religiosità barocca, la rappresentazione del sacro era un momento speciale che l’arte esprimeva in modo teatrale. Per rendere questo effetto drammatico gli abili scultori chiamati a realizzare gli altari lignei, dietro esplicita richiesta dei frati, avevano escogitato un sistema ingegnoso di svelamento della statua nella nicchia centrale. Nel momento topico della celebrazione, un confratello, dal retro della struttura, azionava un saliscendi e il “santo”, in un clima mistico, reso ancora più intenso dai canti e dalla luce fioca, veniva mostrato ai fedeli estasiati. Tutto questo potrà essere rievocato oggi, alle 19, nella chiesa di Santa Maria di Betlem, in occasione della dimostrazione che concluderà il restauro dell’altare ligneo policromo di Sant’Antonio, riportato all’antico splendore dopo quattro anni di lavori coordinati dalla storica dell’arte Alma Casula della Soprintendenza di Sassari. L’intervento, finanziato dal ministero per i Beni culturali, rientra nel progetto più ampio di recupero degli altari lignei barocchi della chiesa di Santa Maria che _ per dirla con le parole di Alma Casula, «E’ un luogo sacro molto caro ai fedeli, ma anche un prezioso scrigno che custodisce tesori di inestimabile valore e storie dal fascino straordinario».

Straordinaria è, infatti, la vicenda dell’altare dedicato a Sant’Antonio, realizzato nel 1741 da Juan Antonio Contena, e quella del restauro che lo ha sottratto a una fine impietosa. Letteralmente mangiato dalle termiti, l’altare era in piedi per miracolo al punto che quando è stato smontato per essere trasportato in un laboratorio di restauro, a Cagliari, le colonne, ricavate da tronchi di pioppo, erano scavate da profonde gallerie provocate, negli anni, dalla devastante azione dei parassiti. L’intervento, realizzato con il contributo del restauratore Pietro Usai, ha richiesto diverse fasi di risanamento e consolidamento delle parti mancanti con l’impiego di sostanze studiate per ridare consistenza ai materiali originari. La parte esterna è stata riportata a vista dopo una serie di operazioni di lucidatura. Allora, i volti degli angeli che ornano l’altare sono ridiventati rosei e la colorazione verde finto marmo delle colonne è riapparsa come d’incanto. La statua di Antonio da Padova, databile al 1400, celava, infine, in un alloggiamento sul retro, piccole reliquie e alcuni documenti trascritti dal padre Antonio Sisco, storico, autore delle “Memorie”, in cui era riportato un aneddoto del 1755 ritenuto miracoloso: durante una persistente siccità, la statua venne portata in processione e il giorno dopo, a Sassari, la pioggia cadde abbondante.

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