Tutti compatti nel difendere il mega progetto
OLBIA. Mai così uniti e decisi. Il Consiglio comunale di Olbia sul tema dell'ex San Raffaele mette al bando le divisioni e promette battaglia: il 24 giugno sarà presente all'assemblea del Consiglio...
OLBIA. Mai così uniti e decisi. Il Consiglio comunale di Olbia sul tema dell'ex San Raffaele mette al bando le divisioni e promette battaglia: il 24 giugno sarà presente all'assemblea del Consiglio regionale che dovrà dare il via libera al progetto della Qatar foundation. Evidentemente a Olbia, scottati da esperienze precedenti, la parola d'ordine è tenere alta l'attenzione per non lasciarsi sfuggire un'occasione unica per rilanciare la sanità gallurese (e non solo) e non perdere un capitale di un migliaio di posti di lavoro. Una riunione tra sindaco e capigruppo ha preceduto ieri mattina una conferenza stampa nella quale è emersa l'assoluta compattezza dell'assemblea civica nei confronti di quello che è diventato il tema dei temi.
Il perché di tanta preoccupazione nonostante da Cagliari arrivino segnali di rassicurazione lo spiega il presidente del Consiglio comunale, Vanni Sanna: «Siamo al corrente che ciascun consigliere regionale in questi giorni sta ricevendo telefonate che cercano di convincerlo a votare no. È una vergogna, chiediamo l'interessamento della magistratura». Sanna afferma che è opinione di tutti che non seguire il “piano A”, quello che prevede l'investimento di 1.2 miliardi in Sardegna, «sarebbe un controsenso, perché una Silicon valley della ricerca qui rappresenterebbe un beneficio per tutti». E promette: «Vigileremo, siamo stanchi di lobby affaristiche, chiederemo ai due consiglieri regionali del territorio, Meloni e Fasolino, di proporre un'interrogazione per conoscere i numeri della spesa regionale in materia di convenzioni con le cliniche private», facendo intendere che gli interessi per bloccare il super-ospedale si anniderebbero in quel settore. «Chiederemo a Pigliaru il voto di fiducia – annuncia – perché non vinca la logica del muretto a secco sulla pelle di chi soffre». E ricorda le statistiche che parlano di un aumento dei viaggi della speranza e delle spese sanitarie legate all'assenza di molti servizi.
Il sindaco Gianni Giovannelli si alterna nei colloqui la sala a fianco dove era a colloquio con la delegazione della qatarina che controlla la Costa Smeralda, fa sapere che far fallire il progetto olbiese a favore dei quello tedesco sarebbe «un pessimo biglietto da visita per l'isola in tema di affidabilità agli occhi degli arabi, che non capiscono certi giochi e contano molto sulla presenza dell'ospedale per attrarre turismo».Quindi snocciola dati sulla sanità gallurese, parlando di 30 milioni di euro spesi ogni anno in mobilità passiva, che il 40% dei galluresi si curano al di fuori del territorio e che le altre provincie hanno posti letto in più, mentre Olbia-Tempio è deficitaria.
Marco Piro, capogruppo di Forza Italia, promette «massima attenzione affinchè il piano A sottoscritto da Pigliaru e Renzi non venga stravolto». Monica Fois (Lista civica) afferma che se domani c'è il tavolo tecnico, il consiglio regionale deve essere anticipato a martedì. Per Luigi Damigella (gruppo Pd1) il problema non è olbiese, ma di carattere nazionale; per Giulio Careddu «è una di quelle occasioni che capitano una volta nella vita»; per Giorgio Spano (gruppo Pd2) questa vicenda rischia di mettere in luce i peggiori difetti imputati ai sardi, l'invidia e il rancore. Tonino Pizzadili (Unidos) propone che Pigliaru si dimetta nel caso che non ottenga la fiducia sul voto («stia tranquillo che verrà rieletto con un consiglio più vicino agli interessi dei sardi»). Rina Pileri (Upc) rifiuta la contrapposizione con gli interessi dei piccoli ospedali («qui parliamo di alta specializzazione») e chiede l'appoggio di tutti i sindaci. Stefano Giua (Udc, medico) si chiede come si possa sputare sopra una chance come quella offerta dal Qatar e ricorda che «attualmente l'ospedale di Olbia è poco più che un pronto soccorso».
Pressing sui consiglieri regionali del Centro democratico da Gianni Urtis, mentre Antonio Piras (Sel) afferma che è una battaglia per la qualità della vita e non accetterà tentennamenti dal suo partito, pena le dimissioni immediate. Sintetizza Giovannelli: per un professore universitario o per un'ipotetica Zia Maria, semianalfabeta, non ci sono motivazioni valide per dire no».
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