La Nuova Sardegna

Aspettando l’Isola delle storie, ecco la magia del “Preludio”

di Paolo Curreli
Aspettando l’Isola delle storie, ecco la magia del “Preludio”

L’anteprima del week end di metà giugno è ormai un appuntamento di livello. Le vicende e i personaggi che hanno contribuito alla nascita dell’evento culturale

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INVIATO A GAVOI. La magia di Gavoi si riconferma anche in questo "Preludio", anzi è forse più visibile perché il paese è meno affollato. L'esperimento dell' "aperitivo" nel week end di giugno si conferma un successo. Tutta la macchina dell'organizzazione si è già messa in moto da parecchio per gli appuntamenti di luglio, in questo fine settimana il meccanismo è certamente efficiente ma meno sotto pressione. Il giallista e autore televisivo Sandrone Dazieri - protagonista nella serata di sabato di un affollato incontro con il pubblico - passeggia tra le strade acciottolate del centro. «Bellissimo, la Sardegna mi ha davvero colpito, un posto unico e il rapporto col pubblico è straordinario - sostiene- . Si vede che qui la gente arriva per vera passione, le presentazioni in libreria funzionano sempre meno, un rito un po' stanco davanti al solito pubblico. A differenza di questo festival».

Gavoi e l’Europa. In questo fine settimana caldo ma temperato, il paese si è ripreso il posto che merita, con i suoi scorci straordinari sul lago e le strade curate.« Merito di un amministrazione che è riuscita a utilizzare i fondi europei come poche nella zona» dice Christophe Thibaudeu , (Cristolu ormai da decenni per gavoesi). Giornalista del "Le Matin de Paris" e del "Nouvel Observateur" vive ormai da 35 anni in Sardegna ed è stato uno dei fondatori de "L'Isola delle Storie".

«Il festival non è nato dal niente, precedenti esperienze come "Plexus" , evento rivolto all'arte contemporanea, con performance, istallazioni e tutto quello che di più attuale avveniva nel mondo, sono state le fondamenta su cui è nata questa straordinaria avventura»ricorda Thibaudeu.

Utile ricordo, perché in quell'anno il lontano 1987, per dieci giorni il paese ospitò centinaia di artisti che venivano da tutto il mondo cambiando l'approccio del paese per sempre nei confronti della cultura. Questo l'humus dove è cresciuta la macchina organizzativa che coinvolge i centinaia di ragazzi con le magliette rosse, volontari che sono il motore sotterraneo del festival.

Un lungo cammino. Ester è la responsabile degli allestimenti: «La capacità organizzativa si è creata anche con "Isola rock" , evento che ha coinvolto il paese dall'89 al '92 - racconta - i nostri percorsi sono nati proprio in quei giorni, ci siamo messi alla prova con quei concerti, ognuno con la propria competenza, anche se la prima volta di "Isola delle Storie" eravamo tutti terrorizzati».

Sì perché a Gavoi non è cresciuta solo l'accoglienza, con l'albergo diffuso, la cura del centro storico e la ristorazione ma anche le competenze sull'organizzazione degli eventi, con figure straordinarie: Maria Giovanna alle relazione esterne che concretizza i rapporti con gli istituti culturali e gli artisti, la rete delle scuole tenuta in piedi per tutto l'anno da Enrico. « Abbiamo bisogno di seminare per poter passare il testimone», sostiene convinto, e così c'è chi si occupa dell'accoglienza nel territorio, di coordinare i volontari.

Un sogno realizzato. Un patrimonio di competenze e buona volontà che ha portato al giro di boa del decennio un festival che «somiglia sempre di più al sogno che l'aveva concepito» come ha detto Marcello Fois sabato all'inaugurazione della mostra dei collage della poetessa Wislawa Szymorska. Una manifestazione che si è sempre tenuta lontano, - per una visione intelligente degli organizzatori - da premi, riconoscimenti e competizioni .

La "ritrattista" di questa avventura e la fotografa Daniela Zedda, la sua mostra "Instrazadura" è nelle strade del paese. Il termine così barbaricino suggerisce l'accoglienza dello straniero "s'istranzu", e così la fotografa cagliaritana - ospite in questi giorni con una sua mostra allo spazio Marras di Milano- ha ritratto in questi anni i protagonisti del festival immergendoli nella realtà del paese. Una testimone del connubio tra gavoesi e ospiti che ha documentato col suo lavoro. «Sono entrata nelle case del paese e devo dire che ho trovato un buon gusto davvero raro -dice la fotografa- . Naturalmente il primo anno non è stato semplice, però chiedevo di aprirmi il salotto buono, per non mettere a disagio nessuno. È stata una scoperta questa bellezza diffusa negli arredi, nella cura della casa. Tutto era in linea con lo spirito del mio lavoro cogliere il lato bello delle cose e delle persone».

Il bello e il quotidiano. Negli anni l'approccio di Daniela Zedda si è fatto sempre più familiare, creando rapporti che sfuggissero all'invadenza, cercando sempre l'ambiente ideale che servisse da cornice per il ritratto dello scrittore, dell'artista, e scoprendo che l'immersione nell'atmosfera paesana rivelava il vero volto del personaggio. « Una volta ho perduto un hard-disk con centinaia di foto, un guasto che è stato un vero e proprio lutto per me - racconta la fotografa - . Avevo bisogno di "curarmi" e sono andata a rifotografare tutti nelle loro case, la scoperta è stata che tutti erano più veri qui a Gavoi, non so forse erano più rilassati, o forse il rapporto con un modo più semplice toglieva fuori la loro personalità, lontano dalle città dove vivono. Gavoi liberava la persona dall'involucro del personaggio, e l'ho sempre trovato straordinario».

Mentre le vie si riempiono del pubblico che va a sentire Silvia Avallone, qualcuno ricorda un'altra magia di Gavoi , la frase del non ancora premio Nobel Mo Yan - invitato al festival -. Lo scrittore cinese veniva da una povera regione agricola pianeggiante e a Gavoi disse «questo paese è meraviglioso è pieno di pietre, vorrei portarmene qualcuna via».

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